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Text[575]=["ART. 575 BOKKEN","<li>Lunghezza complessiva: cm. 102</li> <li>Lunghezza della lama: cm. 76</li> <li>Lunghezza dell'impugnatura: cm. 26</li>"];
Text[591]=["ART. 591 VENTAGLIO CINESE","<li>Lunghezza delle astine mm. 335</li> <li>Spessore delle astine mm. 1,5</li> <li>Larghezza delle astine laterali mm. 14/23</li> <li>Materiale astine: acciaio inox</li> <li>Materiale corpo: tessuto satinato lucido con stampa serigrafata</li>"];
Text[17]=["BOKKEN E WAKIZASHI","La bokken (bo = legno ken = spada) è parte integrante della cultura, della tradizione e della storia del Giappone. Fu grazie al diffondersi delle scuole e degli stili di combattimento del kenjitsu ryu che la bokken assunse un ruolo di grande importanza. La storia della bokken fu profondamente influenzata dalle leggi dello Shogunato. I rappresentanti delle varie scuole di Kenjitsu verificavano l’efficacia delle loro tecniche in Shinken Shobu (duelli con le spade vere). la bokken fu la sostituta naturale del ken nei duelli. Sebbene non tagliasse comunque provocava gravi danni e in alcuni casi anche la morte. Infatti, divenne un arma talmente efficace che alcuni samurai la preferivano addirittura alla spada vera. Il famoso Miyamoto Musashi vinse più di 60 duelli, molti dei quali usando una bokken contro armi reali. Nei duelli tra scuole fu usata la shinai (spada formate da strisce di bambù tenute insieme da stringhe di cuoio) che consentiva un certo margine di incolumità. La prima shinai fu creata da Hikida Bungoro, seguace dello Shinkage, che nel periodo Edo (1600-1815) riprese e migliorò il fukuro (spada inventata dal M° Kamiizumi Hidestsuma formata da aste di bambù inserite in un involucro di cuoio). Successivamente la shinai fu accoppiata a delle protezioni; ciò avrebbe aperto la strada al Kendo. Nonostante sia uno strumento ideale per la pratica sportiva la shinai non dà la piena sensazione d'una spada vera, per cui i kata di Kendo sono eseguiti con la bokken. Quello che in genere s'acquista è un bokken commerciale, utilizzata per grande maggioranza dagli allievi dell'Aikido, Kendo e Kenjitsu. La F.I.S.M.M. acquista da anni, con piena soddisfazione, il nostro prodotto per utilizzarlo nell'arte della spada. Fare una buona bokken è cosa molto difficile. Conoscenza della tecnica, utilizzo di un ottimo legno, una buona levigatura e tanta concentrazione da rasentare la spiritualità sono condizioni indispensabili per la costruzione d'una bokken degna di questo nome. Il wakizashi (脇差) è una corta spada tradizionale giapponese che i samurai tenevano sempre con sé. Veniva utilizzata durante la cerimonia del Seppuku.La sua lama è lunga dai 30 ai 60 centimetri. La wakizashi era solitamente portata dai samurai insieme alla katana. Quando indossate insieme la coppia di spade era detta daisho, che si può tradurre come «grande e piccola»; dai (grande) per la katana e sho (piccola) per la wakizashi. Mentre il samurai poteva (a volte) abbandonare la sua katana, per esempio in caso di visite ufficiali, egli non si separava mai dal wakizashi, che veniva chiamato «il guardiano dell'onore». La coppia di spade veniva portata dal samurai infilandole nella cintura: la katana al fianco sinistro, ed il wakizashi davanti al ventre (hara) (sede dello spirito dell'uomo per i Giapponesi). Da qui il concetto di guardiano dell'onore, che spiega anche perché i samurai si tagliassero il ventre (seppuku) per suicidarsi. Durante tale rito, il ventre, tradizionalmente sede dell'anima del samurai, veniva trafitto e squartato mediante la wakizashi; lo scopo era per l'appunto quello di mostrare la propria anima pura e, pertanto, non macchiata dal disonore."];
Text[18]=["ART. 576 BOKKEN CORTA","<li>Lunghezza complessiva: cm. 100</li> <li>Lunghezza della lama: cm. 100</li> <li>Lunghezza dell'impugnatura: cm. 100</li> <li>Peso complessivo: gr. 100</li> <li>Materiale: Ciliegio rosso</li>"];
Text[19]=["ART. 577 BOKKEN NERI","<li>Lunghezza complessiva: cm. 100</li> <li>Lunghezza della lama: cm. 100</li> <li>Lunghezza dell'impugnatura: cm. 100</li> <li>Peso complessivo: gr. 100</li> <li>Materiale: Ciliegio rosso</li>"];
Text[520]=["Art. 520 NUNCHAKU CHINA","<li>Lunghezza complessiva: cm. 30,5</li>"];
Text[521]=["Art. 521 NUNCHAKU CHINA","<li>Lunghezza complessiva: cm. 30,5</li>"];
Text[522]=["Art. 522 NUNCHAKU CHINA","<li>Lunghezza complessiva: cm. 30,5</li>"];
Text[523]=["Art. 523 NUNCHAKU CHINA TELESCOPICO","<li>Lunghezza complessiva: cm. 30</li>"];
Text[524]=["Art. 524 NUNCHAKU CHINA IN GOMMA","<li>Lunghezza complessiva: cm. 30,5</li>"];
Text[525]=["Art. 525 NUNCHAKU IN LEGNO","<li>Lunghezza complessiva: cm. 30,5</li>"];
Text[526]=["Art. 526 NUNCHAKU IN GOMMA","<li>Lunghezza complessiva: cm. 30,5</li>"];
Text[527]=["Art. 527 NUNCHAKU IN LEGNO","<li>Lunghezza complessiva: cm. 30,5</li>"];
Text[576]=["Art. 576 BOKKEN CORTI","<li>Lunghezza complessiva: cm. 56</li> <li>Lunghezza della lama: cm. 42</li> <li>Lunghezza dell'impugnatura: cm. 14</li>"];
Text[577]=["Art. 577 BOKKEN NERI","<li>Lunghezza complessiva: cm. 56</li> <li>Lunghezza della lama: cm. 42</li> <li>Lunghezza dell'impugnatura: cm. 14</li>"];
Text[610]=["Art. 610 KATANA IAITO JIDAI KOSHIRAE","<li>Lunghezza complessiva: cm. 102</li> <li>Lunghezza della lama: cm. 76</li> <li>Lunghezza dell'impugnatura: cm. 26</li> <li>Peso: g 860</li>"];
Text[611]=["Art. 611 KATANA IAITO JIDAI REN TASSHA KOSHIRAE","<li>Lunghezza complessiva: cm. 102</li> <li>Lunghezza della lama: cm. 76</li> <li>Lunghezza dell'impugnatura: cm. 26</li> <li>Peso: g 920</li>"];
Text[612]=["Art. 612 KATANA IAITO","<li>Lunghezza complessiva: cm. 102</li> <li>Lunghezza della lama: cm. 76</li> <li>Lunghezza dell'impugnatura: cm. 26</li> <li>Peso: g 970</li>"];
Text[613]=["Art. 613 KATANA","<li>Lunghezza complessiva: cm. 102</li> <li>Lunghezza della lama: cm. 76</li> <li>Lunghezza dell'impugnatura: cm. 26</li>"];
Text[614]=["Art. 614 SPADA THAI CHI MAESTRO","<li>Lunghezza complessiva: cm. 96</li> <li>Lunghezza della lama: cm. 76</li> <li>Lunghezza dell'impugnatura: cm. 20</li>"];
Text[615]=["Art. 615 SPADA THAI CHI PAKWA","<li>Lunghezza complessiva: cm. 96</li> <li>Lunghezza della lama: cm. 76</li> <li>Lunghezza dell'impugnatura: cm. 20</li>"];
Text[0615]=["Art. 615/EXTRA SPADA THAI CHI","<li>Lunghezza complessiva: cm. 96</li> <li>Lunghezza della lama: cm. 76</li> <li>Lunghezza dell'impugnatura: cm. 20</li>"];
Text[620]=["Art. 620 SCIABOLA KUNG FU","<li>Lunghezza complessiva: cm. 96</li> <li>Lunghezza della lama: cm. 76</li> <li>Lunghezza dell'impugnatura: cm. 20</li>"];
Text[621]=["Redazione Culturale JK Sports on line informa:","LA SPADA GIAPPONESE<BR>Storia, tecnologia e cultura<BR><BR>Se desideri maggiori informazioni, clicca qui: <A href='../../Cultura/Spada_Giapponese.htm'>leggi l'articolo</A>."];
Text[596]=["SAI o JUTTE","Conosciuto nella dottrina del bujutsu come Jitte, Jittei o Jutte. Solitamente quest'arma consisteva in una verga di ferro o d'acciaio, con una lunga impugnatura e un caratteristico uncino che spunta dalla verga nel punto in cui s'incontra l'elsa. Alcuni autori marziali riferiscono che veniva portato appeso alla cintura o fusciacca, mentre altri affermano che lo si portava appeso al polso per mezzo di una cordicella legata ad un anello sull'elsa. Concordano invece sull'uso:arma, prevalentemente utilizzata per eseguire parate, usata dai funzionari della polizia giapponese nei tempifeudali. Alcune cronache riferiscono che ebbe origine nelle isole Ryukyu, dove era conosciuta col nome di «Sai». Il Jittejutsu, combattimento sofisticato, addestra ad abili parate contro attacchi di spada; inoltre ad efficaci colpi diretti contro ogni parte del corpo esposta. Raramente usata come arma da lancio, il jitte si dimostrò molto efficace al punto che, in Europa, fu integrata con la lama. Alcune guardie di spade, particolarmente elaborate (a titolo d'esempio: Claymore scozzese, Parrier tedesco, Parrier europeo), erano in realta veri e propri jitte."];
Text[1000]=["NUNCHAKU","Il nunchaku (ヌンチャク, in cinese: 雙節棍, in pinyin: shuāng jié gùn) è un'arma tradizionale, diffusa in alcuni paesi dell'Asia Orientale, costituita da due corti bastoni uniti mediante una breve catena o corda. Viene anche utilizzata in diverse arti marziali come il Karate-do Shotokan. Nel corso dei secoli l'arma venne modificata in un bastone snodato a due pezzi chiamato shuāng jié gùn, uno strumento agricolo usato per trebbiare il grano ed il riso, divenendo però allo stesso tempo un'arma non convenzionale semplice e di facile reperibilità, usata da contadini per autodifesa. Fra il XIII ed il XIV secolo molti cinesi si stabilirono nelle vicine isole giapponesi di Ryūkyū, la più importante delle quali è Okinawa, e nella città di Kumemura fondarono una vera e propria scuola di arti marziali nella quale veniva insegnato ad usare armi non convenzionali per difendersi. Fra queste armi c'era lo nunchakun. La popolazione di Okinawa, formata principalmente da contadini, non avendo possibilità di usare le costose armi dei samurai salutò con entusiasmo la nuova arte marziale che usava strumenti semplici e di tutti i giorni: il Kobudō. Il nunchakun venne leggermente modificato ed il suo nome venne contratto in nunchaku.La principale differenza fra lo shuāng jié gùn cinese ed il nunchaku giapponese consiste nel fatto che il primo ha bastoni rotondi uniti da una catena, il secondo invece ha bastoni ottagonali uniti da una corda. Questo ha fatto sì che le tecniche riferite ai due attrezzi siano molto differenti fra di loro, sia per le differenze di forma sia perché la corda è meno resistente della catena. Il nunchaku è formato dai kon, i due bastoni, le cui estremità si chiamano konto (la superiore) e kontei (l'inferiore), e da himo, la corda o la catena che li unisce. La lunghezza ideale dei due bastoni è rappresentata dalla lunghezza dell'avambraccio. Il diametro della base del bastone è di 2,5-3 centimetri, mentre l'estremità superiore si restringe a 2 centrimetri. La lunghezza della catena o della corda che unisce i due bastoni dev'essere lunga come la larghezza del palmo della mano, ma deve avanzare un anello della catena, altrimenti diventa difficile il controllo dell'arma. Costituita da due blocchi di legno (è possibile trovare varianti di questo materiale) uniti da cinghie di pelle, trecce di crine di cavallo, corda di peli di bufalo o catene. Le sue rotazioni paiono disturbare la concentrazione mentale dell'avversario; i suoi pezzi di legno servono per colpire e stordire, mentre le corde flessibili possono essere impiegate per trascinare a terra e strangolare l'avversario, oppure con Nunchaku muniti di catena per intercettare fendenti offensivi praticati con armi bianche. Resa famosa dai film di Bruce Lee. È un arma di provenienza cinese, anche se varianti di questo attrezzo si possono trovare in tutte le culture contadine, comprese quelle centro-europee. Connessa funzionalmente alla coltivazione, alla macinazione e alla pulitura del riso. Il Nunchaku è stato nuovamente reso popolare dalle scuole moderne di arti marziali giapponesi (soprattutto quelle di Karate).  Quest'arma non ebbe mai popolarità presso i buschi, probabilmente, a causa della sua estrazione contadina. Il Nunchaku è un arma funambolica che richiede un'assidua pratica per padroneggiare i volteggi e le prese. Durante l'allenamento solitamente vengono scelti materiali morbidi per ricoprire o sostituire i due blocchi di legno; questa metodica permette d'avere la «sensazione» del colpo inferto e nello stesso momento di non ledere il compagno d'allenamento. Del Nunchaku esiste anche una versione a 3 sezioni chiamata «Sansetsukon» che ne rappresenta un'evoluzione marziale cinese, quindi non di uso contadino. Tuttavia la stessa arma, riportando il pensiero di alcuni marzialisti di Kung Fu tradizionale. ha come nome «Sam Jit Kang», il quale, tradotto dal cinese cantonese, significa «Bastone a tre sezioni».  La storia del nunchaku è molto incerta e molte delle storie che lo riguardano non hanno trovato conferme ufficiali. Si dice che nel VII secolo la dinastia cinese Zui abbia inventato un'arma partendo dall'idea del morso dei cavalli. Quest'arma, chiamata in giapponese nunchakun, era formata da tre bastoni uniti insieme mediante una catena. Il San Jie Gun (三節棍, sān jié gùn in Pinyin o San Chieh Kun in Wade-Giles) è un'antica arma cinese, tuttora utilizzata nelle arti marziali cinesi. Formato da tre bastoni di uguale lunghezza, dai 40 agli 80 centimetri, uniti tra loro da una catena. È anche chiamato Sanjiebian (三节鞭, frusta a tre sezioni). Viene classificato come Arma Flessibile (软器械, Ruan Qixie) L'uso dell'arma consiste principalmente nel far roteare i due bastoni esterni mantenendo la presa nel bastone centrale, ma i grandi maestri compivano rapide rotazioni attorno al proprio corpo cambiando velocemente presa durante il movimento.Qualcuno pensa che derivi da un'imitazione di un morso per cavalli, ma più probabilmente si tratta di una evoluzione della Battitrice (Shaozi). Una leggenda ne attribuisce la creazione a Song Taizu Zhao Kuangyin che dopo aver rotto il proprio Shaozi lo rimise insieme aggiungendo una catena. In lingua giapponese si chiama Sanchakun «bastone a tre pezzi» o Sansetsukon ed è un'arma che viene oggi utilizzata anche ad Okinawa, in particolare nell'arsenale del Kobudo."];
Text[1001]=["TONFA","Arma particolare usata dai contadini combattenti del Giappone feudale, connessa funzionalmente sia per piantare le patate sia alla coltivazione, alla macinazione e alla pulitura del riso. Il Tonfa è stato nuovamente reso popolare dalle scuole moderne di arti marziali giapponesi (soprattutto quelle di Karate); è tra le armi del kobudo, quella che più si avvicina al Karate. È possibile infatti replicare parate e colpi di pugno esattamente come nell'arte marziale di Okinawa. Quest'arma è costituita da un pezzo di legno rettangolare, con un manico fissato a un lato, presso uno delle estremità. Fatto roteare fulmineamente, questo attrezzo apparentemente innocuo può essere impiegato per parare o deviare un colpo, per poi restituirlo in ampio movimento. Quest'arma non ebbe mai popolarità presso i buschi, probabilmente, a causa della sua estrazione contadina."];
Text[1002]=["TESSEN","Il «Tessen» ventaglio da guerra dei samurai ha funzioni sia di scudo e sia d'arma corta per la brevissima distanza. Infatti il ventaglio da chiuso può essere utilizzato con le stesse metodiche dell'Escrima o Olisi; contrariamente aperto viene adoperato per tagliare con tecniche a lambire o, all'occasione, per parare dardi e ostacolare lame. Quando veniva portato  dal buschi esso prendeva il nome di «Gunsen» mentre portato con l'abbigliamento di tutti i giorni veniva chiamato «Tetsu sen» o «Tessen». Essi venivano ideati, collaudati e migliorati continuamente, seguendo per lo più un programma di addestramento simile a quello della scherma. Il Tessen era largamente utilizzato dalle donne samurai. Esso assumeva anche il nome di «Aikuchi» che tradotto vuol dire «lama nascosta» e si prestava ad ingannare un incauto avversario. Le donne Ronin tendevano a mescolarsi con la criminalità per dare meno nell'occhio e acquisire così informazioni. Esse rivestivano di volta in volta il ruolo di cortigiana, prostituta e persino biscazziere. La donna samurai aveva comunemente il «Tessen» (piccola spada) nascosta tra le pieghe del kimono ma, nel caso avesse dovuto spogliarsi, avrebbe potuto destreggiarsi in un eventuale combattimento col Tessen. Moltissime, e avvicenti, le leggende legate al tessenjutsu."];
Text[1003]=["CATENA","La catena (Kusari), fatta di ferro e di acciaio, aveva fatto la sua comparsa nella dimensione del Bujutsu con la costruzione della prima armatura giapponese. Quest'arma è molto simile al Kusarigama in quanto ad utilizzo, infatti è un'arma a corto raggio, circa 46–76 cm di lunghezza totale. È generalmende composto da una catena di acciaio inciso non riflettente o corda spessa per ragioni di allenamento, con due pesi identici o asimmetrici, di solito non appuntiti, alle due estremità. L'arma può essere usata per colpire, accalappiare o intrappolare un avversario o la sua arma. Il suo impiego in combattimento, da sola (ad esempio per parare e strappare) sia in combinazione con altre armi, pare fosse molto antico. Sembra, infatti, che fosse stata il legame tra pesi di varie grandezze e pali di varie lunghezze come il Nagegama (un giavellotto con una breve lama a forma di falce, fissato ad angolo retto ad una estremità, mentre all'altra era attaccata una lunga catena). La catena veniva usata anche in combinazione con falci e picconi (Kama) di varie lunghezze. Di solito quest'arma consisteva di un manico di ferro, spesso con uno scudo protettivo per la mano, ed una falce fissata ad angolo retto e dalla cui parte posteriore pendeva una catena: a questa era comunemente attaccato un peso. Le armi di questo tipo vennero chiamate Kusari Gama, e il loro scopo primario consisteva nel paralizzare con la catena roteante la spada o la lancia dell'avversario, mentre la falce restava libera di compiere le sue azioni mortali. La catena, infine, veniva impiegata spesso come arma primaria da combattimento. Secondo la tradizione, un metodo particolare venne ideato da un famoso spadaccino dell'era feudale, Masaki Toshimitsu Dannoshin, che aggiunse due pesi (uno per ogni estremità) ad una catena lunga 60 cm, e inventò una serie di abili modi per disarmare e sconfiggere un avversario armato. Egli chiamò la sua arma «Manriki gusari» (Manriki significa:forza di 10.000 e Gusari:catena) perchè riteneva che contenesse la potenza e l'ingegnosità di altrettanti guerrieri. La sua scuola, la Ryu Masaki, divenne famosa per l'abilità con cui gli allievi sapevano battersi simultaneamente contro molti avversari armati, con i pesi delle catene che vorticavano minacciosamente, mentre essi guizzavano tra i nemici stordendoli, imbrigliandoli e incatenandoli.Il Kusari-fundo è un'arma a catena corta appesantita in cima. Il kusari era stato inventato per disarmare, disabilitare o uccidere un attaccante del castello imperiale senza spargere sangue, in quanto era suolo considerato santo. "];
Text[1004]=["KAMA","I Kama, falcetti che nella foggia ricordano un'arma in uso tra i samurai, il «Gusarigama». A differenza di questa però i Kama venivano generalmente adoperati in coppia e non hanno catene o pesi all'estremità. A causa della lama affilata (il possesso di un simile attrezzo era giustificato dal suo uso per falciare il grano) il Kama è sicuramente una delle armi più pericolose e difficili da maneggiare. I colpi sono generalmente sferrati per linee circolari ma sono previste anche stoccate di punta, circostanza in cui il Kama viene usato come uno scalpello. La falce (Kama) era già di per se stessa un'arma efficiente da combattimento, che i contadini, in particolare, impiegavano estensivamente in una grande varietà di forme: le variazioni riguardavano generalmente la lunghezza del manico. Il Kama-Yari, per esempio, era un semplice manico con una lama fissa ad angolo retto, che poteva venire ripiegata nell'intercapedine del manico, ed un anello metallico scorrevole che serviva per fissarla saldamente nella posizione aperta o chiusa. Esiste una versione più grande del Kama-Yari, chiamato Ô-Kama-Yari."];
Text[1005]=["SHURIKEN","Assortimento di piccole lame «Shuriken» che comprendeva pugnali, dardi, dischi a stella e così via, erano inclusi nell'arsenale di un Ninja. Gli Shuriken o «Aghi» erano solitamente tenuti in una fascia che conteneva fino a 5 proiettili mortali, e potevano venire lanciati in rapida successione da ogni posizione, con ogni luce, e da varie distanze. Sembra che i modi di lanciare gli Shuriken fossero raggruppati insieme raggiungendo la dignità, di una vera e propria arte (Shurikenjutsu). Si sa che anche molti membri della classe dei guerrieri ne studiavano le tecniche per imparare ad usare le spade corte (Wakizashi), pugnali (Tantô) e coltelli (come il Ko-Gatana e il Kozuka) con maggiore precisione ed efficacia a lunga distanza. Lo Shuriken poteva anche avere la forma di un disco stellato, con molte punte aguzze che si irradiavano da un centro solido. Chiamate talvolta «Shaken», queste stelle appuntite venivano solitamente scagliate con un movimento sferzante del polso, che le faceva volare roteando verso il loro obbiettivo, spesso ciò avveniva senza che la vittima se ne accorgesse."];
Text[1006]=["LANCIA","Nell'antica mitologia, il Giappone era conosciuto come «il paese dalle mille alabarde» (Nakamura, 490), e molto raramente una raffigurazione dell'antico bushi trascurava di mostrarlo con lancia in pugno. La Hoko (alabarda) fu la più antica forma documentata di lancia evolutasi da modelli continentali e in Giappone abbondavano le scuole di bujutsu specializzate nell'uso di questo tipo d'arma. Per modello e struttura la vera lancia giapponese (generalmente conosciuta come Yari) era simile a tutte le lame nipponiche per l'alta qualità della tempra. Le aste (Nakae) erano di tutti i pesi e di tutte le lunghezze immaginabili. Solitamente rinforzate con strisce o cerchi di metallo (Sujigane), nei punti che venivano a trovarsi sotto pressione quando si faceva leva con l'arma o si parava un colpo. Allineate nella rastrelliera (Jari-kake) offrono un eccezionale colpo d'occhio. Le punte delle lance si possono dividere in tre gruppi principali:punte diritte, punte ricurve e punte variformi. La punta diritta (la più comune) era a doppio taglio, quasi una versione ridotta dell'arcaica spada giapponese (Ken). La donna giapponese riceveva un severo addestramento, sia fisico sia spirituale, nel quale prediligeva l'uso della Naginata (lunga spada). In origine quest'arma era impiegata solo dai monaci guerrieri, ma a partire dall'XI secolo, quando i clan dei Minamoto e dei Tara incominciarono la loro lunga lotta, la Naginata trovò grande favore tra i militari, che ne apprezzavano la possibilità di venire usata tanto per gli affondi quanto per i fendenti."];
Text[1007]=["BASTONE","Antica quanto l'arte dell'arco, e forse ancora di più, era l'arte del bastone (Bojutsu). Quest'arma che per dimensioni e forma variava, è vecchia quasi quanto l'umanità. Vi sono numerosi indizi che il bushi giapponese la conoscesse bene e che vi si esercitasse assiduamente. Poichè erano meno pericolosi nelle esercitazioni delle lame (spade, lance o pugnali), il bastone e le varie armi lignee venivano usate spesso nelle sale d'addestramento delle scuole di bujutsu in cui s'insegnavano le tecniche di combattimento con la spada e con la lancia. Sacerdoti, monaci, viaggiatori e la gente comune usavano il bastone e altri strumenti in legno a scopo difensivo. Il bōjutsu (parola giapponese che significa «tecnica del bastone») è l'arte marziale che fa uso del bastone lungo. È generalmente praticata come «complemento» a un'altra disciplina (aikido, karate, kenjitsu, kobudo, eccetera), e molto più raramente come disciplina indipendente. L'arma utilizzata è il jyo o bo (abbreviazione di roku-shaku-bō, ovvero bastone lungo sei shaku, paragonabile a 180 cm circa). Nonostante il nome, la lunghezza reale del bastone utilizzato varia a seconda delle diverse scuole. Viene utilizzato in diverse arti marziali, ed è solitamente fabbricato in legno di ciliegio o di bambù."];
Text[1008]=["Art. 613/C WAKAZASHI","<li>Lunghezza della lama: cm. 42</li> <li>Lunghezza dell'impugnatura: cm. 20</li>"];
Text[1009]=["KATAGAKANA","Gli ideogrammi cinesi, con i geroglifici egiziani e i caratteri cuneiformi sumeri, sono una delle tre forme di scrittura del mondo antico. Quella cinese arrivò in Giappone tra il IV ed il VI secolo e subì vari adattamenti. I caratteri non combaciavano perfettamente con la lingua parlata giapponese, per cui agli originari segni cinesi (gli hanzi) ne furono aggiunti altri. Non solo: accanto all'adozione degli hanzi (kanji in giapponese) continuarono a svilupparsi due sillabari fonetici, l'hiragana ed il katakana. Sono in pratica due alfabeti di 46 sillabe. Il primo è usato per le parole giapponesi e per le parti funzionali della lingua (preposizioni, particelle, congiunzione, eccetera), il secondo per quelle importate. Quindi, mentre ad ogni hanzi cinese corrisponde un solo suono, la pronuncia dei kanji giapponesi dipende dal rapporto co i segni vicini. Per questo, il sistema di scrittura giapponese è detto ideografico-fonetico."];
Text[34]=["LISTINO JK SPORTS","Cliccate direttamente sul bottone «LISTINO» per scaricare il documento in PDF. Se non riuscite a visualizzare il documento, richiedete le informazioni direttamente alla JK Sports:<BR><BR><li>Telefonicamente allo 0289305010<li>Tramite fax allo 02/89304991;<li>Tramite e-mail all'indirizzo a: <A href='mailto:jksportssrl@infinito.it '>Sede JK Sports</A>;<BR><BR>Oppure, visitate il sito <A href='http://www.adobe.it/products/acrobat/readstep2.html'>Adobe Acrobat</A> per effettuare l'aggiornamento gratuito per la lettura dei documenti con estensione .pdf"];
Text[1010]=["JUDOGI","Il Jūdōgi (柔道着 o 柔道衣) o, molto raramente, keikogi, è l'abbigliamento dei judoka,ovvero di chi pratica il Judo. Queste parole significano rispettivamente “costume da Judo” e “costume d’allenamento”. Il judogi è concepito per il taglio, le cuciture e l’ampiezza, in modo da poter resistere ad una pratica veemente e prolungata. Il judogi è costituito da un paio di pantaloni in cotone molto ampi e robusti, senza bottoni ne cerniere, ma con un cordone che passa all’interno di un’apposita cucitura lungo la vita, al fine di stringere e reggere gli stessi; da una giacca, sempre in cotone, priva di bottoni od oggetti metallici, tessuta con una stoffa ancor più robusta e spessa di quella dei pantaloni, ulteriormente rinforzata sul collo, spalle e nelle parti suscettibili di strappi; stretta in vita da una cintura in cotone denominata obi, annodata in un modo particolare, che può essere di colori diversi secondo il grado dell’atleta (bianca, gialla, arancione, verde blu, marrone, nera, bianca alternata alla rossa, rossa ed infine bianca ma più larga e sottile). Ogni judoista è giudicato a prima vista da come indossa il judogi, ne annoda la cintura, da come lo ripiega dopo l'utilizzo. Se questi dettagli dettati dalla tradizione non sono rispettati, il Judoka non godrà di buona estimazione. Tradizionalmente il judogi, nasce bianco e questa è la tinta che dovrebbe avere. La motivazione risiede nel simbolo di purezza che questo colore rappresenta, che dovrebbe essere caratteristica d’ogni Judoka. Si dice che il judogi deve essere bianco come il fiore di ciliegio il quale, insieme alla spada, era il simbolo dei samurai e quindi sinonimo di forza, purezza d’animo e coraggio."];
Text[1011]=["VIET VO DAO","Il Việt Võ Đạo (越武道 (La Via dell'Arte Marziale Vietnamita) non è una tecnica nuova, sorta per rispondere ad un'esigenza di moda e neppure l'invenzione di un singolo maestro, ma è piuttosto l'opera di un intero popolo che nel corso della propria storia ha sempre dovuto lottare per la sopravvivenza. Fondata, secondo la leggenda, al tempo della dinastia Hung Vuong (2879-258 a.C.). Il Viet Vo Dao è la sintesi moderna delle Scuole di Arti Marziali Vietnamite, l'opera di un intero Popolo che, nel corso della propria storia, ha sempre dovuto lottare per la sopravvivenza. Il Viet Vo Dao non vuole essere una delle tante 'tecniche marziali', ma un movimento educativo per la realizzazione di un essere umano equilibrato ed in armonia con se stesso e verso il proprio prossimo. l'Arte Marziale Vietnamita è una disciplina completa ed adatta a persone che sentano fortemente il richiamo della tradizione orientale, ricercando uno stile di combattimento efficace per qualsiasi fisico, indipendentemente dal sesso o dall'età. Il termine Viet Vo Dao riveste molteplici significati. Dalla traduzione più semplice, ovvero 'la Via dell'Arte Marziale Vietnamita', analizzando gli ideogrammi che compongono il nome stesso si scoprono interpretazioni più profonde. VIET significa 'superiore' o 'trascendente', oltre ad indicare il popolo vietnamita. L'ideogramma può essere interpretato come 'superare un ostacolo' o 'oltrepassare una montagna'. VO, traducibile come 'guerra', 'lotta', concerne sia la strategia militare che il combattimento corpo a corpo. L'ideogramma rappresenta una lancia, arma che in Asia, sin dai tempi più antichi, simboleggia il guerriero. Nella composizione calligrafica di 'Vo' (analoga al termine 'Bu' giapponese e 'Wu' cinese) i tratti di pennello che raffigurano la lancia sono accompagnati da altre linee che vogliono dire 'sopprimere una rivolta', 'sedare una sommossa usando un'arma lunga', 'interrompere un'azione offensiva'. La traduzione 'arte marziale' fa un implicito riferimento a Marte, dio della guerra nella mitologia latina. DAO (giapponese = Do, cinese = Tao): la Via, il Metodo. L'ideogramma rappresenta un uomo che percorre a testa alta una strada: un percorso interiore caratteristico di un cammino spirituale temprato dall'esercizio fisico. Una strada sulla quale non ha tanta importanza il punto di arrivo, ma il cammino fatto per percorrerla. Sotto il profilo della difesa personale il Viet Vo Dao prevede lo studio realistico di combinazioni di facile apprendimento, sicuramente utili in un contesto reale.È doveroso sottolineare che in Vietnam il termine Viet Vo Dao indica in genere un particolare stile, detto Vovinam Viet Vo Dao (praticato con abito, o vo phuc, di colore azzurro), mentre le arti marziali autoctone sono conosciute nella loro globalità soprattutto con il nome Vo Co Truyen Viet Nam (arti marziali antiche e tradizionali del Vietnam), Vo Thuat (tecniche di combattimento) od ancora Vo Dan Toc (l'arte marziale nazionale)."];
Text[1012]=["KARATE","Karate (空手) è un'arte marziale sviluppata in una piccola lingua di isole. I giapponesi indicano queste isole col nome di Isole Ryukyu.La più grande ed importante di esse è l'isola di Okinawa. Fu sviluppato dai metodi di combattimento indigeni chiamati: te (手), letteralmente: 'mano' e dal kenpō cinese.Prevede la difesa a mani nude, senza l'ausilio di armi, anche se la pratica del Kobudo di Okinawa che prevede l'ausilio delle armi tradizionali (Bo, Tonfa, Sai, Nunchaku, Kama) è strettamente collegata alla pratica del Karate. Nato come arte marziale che insegna il combattimento e l'autodifesa, con il tempo il Karate si è trasformato in filosofia di vita, in impegno costante di ricerca del proprio equilibrio, in insegnamento a 'combattere senza combattere', a divenire forti modellando il carattere, guadagnando consapevolezza nel rispetto degli altri. Come lo conosciamo oggi , è un prodotto di sintesi tra l'antica arte Te del diciottesimo secolo , originaria di Okinawa , le antiche arti cinesi nate nel Tempio di Shaolin,ed altri stili praticati nel sud della Cina nella provincia del Fukien.Negli ultimi 70 anni , le Arti marziali giapponesi hanno molto influenzato il Karate come viene praticato in Giappone e poca di tale influenza è rientrata verso l'origine e cioè Okinawa."];
Text[1013]=["KEMPō","Il Kenpō (noto in occidente anche con la traslitterazione adattata Kempo) è un'arte marziale giapponese di origine cinese. Kenpō (拳法) è un vocabolo sinogiapponese (analogo al cinese quanfa) che significa 'boxe' tradizionale, in senso generico. Il termine è stato adottato in Giappone in epoca moderna, ed indica un gruppo di metodi ispirati agli stili cinesi sviluppatisi soprattutto a partire dall'era Ming. Prima Jiaodishu, poi Kaiko (sotto l'influenza mongola) e infine Kenyu o arte del pugno.Vi sono due teorie riguardo l'origine del kenpō. La prima vede il kenpō come un’arte marziale giapponese nata nel 1932 ad opera del maestro M. Sawayama. La seconda, vede le sue origini più antiche e come un'arte marziale cinese praticata già nel VII secolo a.C. ed introdotta ad Okinawa intorno al 1600. Il ruolo del Catai di Marco Polo, fu importante nell'ambito della cultura asiatica. Durante la dinastia T'ang, periodo d'oro della storia cinese, quasi tutte le potenze confinanti avevano stretti rapporti economico-culturali con la Cina. Si presume, quindi, che una forma di kenpō sia passata dal continente asiatico alle isole Ryukyu e qui abbia avuto sviluppi diversificati. Il kenpō viene anche chiamato Hakuda, Shuhaku, Shorinji kenpō e Ch'uan-fat o Ken-fat in cinese. Dal kenpō deriverebbero il Po-kua e l’Hising-i. Le tecniche del kenpō sono: calci, pugni, proiezioni, lussazioni, leve articolari e combattimento corpo a corpo sia in piedi che a terra. Per i combattimenti s'indossano guantoni e speciali protezioni per il viso ed il busto. Lo Shorinji Kenpō prevede anche l'insegnamento delle cadute con risalita in piedi imitando i felini. Il Nippon kempō scuola molto più giapponese (che punta di più all'efficacia rispetto all' estetica) con due scuole di pensiero in italia; il nihon nippon kempo ed il nippon kempo Kyokai."];
Text[1014]=["KEIKOGI","keikogi o dogi (稽古着 o 稽古衣), ovvero una giacca (uwagi) e un paio di pantaloni (zubon), di solito indossato con una cintura colorata obi, è un abito per l'addestramento utilizzato nelle arti marziali giapponesi, vale a dire il budō. Il termine significa «uniforme di allenamento» (da keiko, «uniforme di allenamentopratica», e gi, «vestito». Spesso «keiko» viene sostituito con il nome dell'arte marziale specifica. A titolo d'esempio: Aikidogi (合気道着 o 合気道衣, uniforme per Aikido); Judogi (柔道着 o 衣, uniforme per Jūdō); Jujutsugi (柔術着 o 柔術衣, uniforme per Jujitsu); Karate gi (空手着 o 空手衣, uniforme per Karate); Kendogi (剣道着 o 剣道衣, uniforme per Kendo) e Shinobi shozoku (uniforme per Ninjutsu 忍術)."];
Text[1015]=["YOSEIKAN","Lo Yoseikan Budo (養正館武道) è un'arte marziale giapponese che nasce dalla sintesi delle esperienze di Hiroo Mochizuki, figlio del maestro Minoru Mochizuki, allievo a sua volta dei maestri Jigoro Kano (Jūdō) e Morihei Ueshiba (aikido). La disciplina prende il nome dall'edificio Yoseikan (trad. YO=Insegnare SEI=Rettitudine KAN=Casa BU=Lancia DO=Via quindi complessivamente «La casa che insegna con rettitudine la via del guerriero»), il dojo personale di Mochizuki padre, in cui le varie discipline erano insegnate separatamente, sebbene la ricerca di Mochizuki avesse portato ad evidenziarne i tratti comuni e la creazione di alcune forme, tra l'altro erano preservati i sutemi waza di Gyokushin Ryu disciplina non insegnata nella sua interezza allo Yoseikan. Lo Yoseikan Budo è un'arte marziale dalle forti connotazioni tradizionali, propone infatti un ritorno alla multidisciplinarietà delle scuole di combattimento classiche del medioevo giapponese, dove il giovane guerriero veniva addestrato in tutte le tecniche necessarie al combattimento sul campo di battaglia: dal combattimento con armi lunghe, quali lo yari o la naginata, alla scherma, al combattimento corpo a corpo a mani nude o con armi corte, dall'equitazione al tiro con l'arco."];
Text[1016]=["KUNG FU","Arti marziali cinesi (Cinese: 中国武术, Pinyin: Zhōngguó wǔshù) letteralmente traducibile in 中国 Zhōngguó Cina, 武 wǔ guerra e 术 shù arte, è un nome collettivo con il quale si indica la totalità degli stili e dei metodi di arti marziali nate in Cina, patrimonio ed eredità della cultura e della tradizione del popolo cinese.Derivato dal più antico Kung-Fu, al momento della fondazione del Comitato di Preparazione della Federazione Internazionale di Arti Marziali cinesi (Cinese: 中国武术, Pinyin: Zhōngguó wǔshù) letteralmente traducibile in 中国 Zhōngguó Cina, 武 wǔ guerra e 术 shù arte) nel 1985 a Xi'an, il nome utilizzato nell'atto costitutivo fu 武术 Wǔshù (da qui Wushu), e venne stabilito che in futuro si sarebbe usata direttamente la traslitterazione cinese e non altri nomi tradotti.Tuttavia l'uso del termine “Wushu” non è ancora oggi unitariamente diffuso; ciò è dovuto in parte alla breve storia mondiale di questo sport, in parte ad altre ragioni a causa delle quali esso è stato rappresentato da altri nomi, come Gongfu, Kungfu, Guoshu ed Arti Marziali. Il termine kungfu o gongfu si è diffusa nel mondo negli ultimi decenni al posto di Wushu. In origine la parola gongfu giunse per la prima volta in Europa circa 200 anni fa (~1800), per opera dei missionari francesi che si erano recati in Cina, ed indicava gli esercizi di conduzione del Qi (xingqi zhi gong) dei Taoisti cinesi. Gongfu è il nome popolare dato al Wushu nelle province di Guangdong e Guangxi della Cina Meridionale, ma nella storia cinese non è mai stato un termine ufficiale di uso comune."];
Text[1017]=["HAKAMA","La hakama (袴, hakama) è un indumento tradizionale giapponese che somiglia ad una larga gonna-pantalone a pieghe. Originariamente soltanto gli uomini indossavano la hakama, ma oggigiorno viene portata anche dalle donne. Viene legata alla vita ed è lunga approssimativamente fino alle caviglie. Ha acquisito la sua forma attuale durante il periodo Edo. Era tradizionalmente indossata dai nobili nel Giappone durante il medioevo e in particolare dai samurai. Esistono due tipi di hakama: divise umanori (馬乗り hakama per cavalcare) e non divise gyōtō hakama (行灯袴, gyōtō hakama). Le umanori sono divise come gonne-pantaloni, le gyoto hakama sono invece tecnicamente delle gonne vere e proprie. Esiste poi un terzo tipo di hakama chiamata hakama da montagna o hakama da campo, più larga al punto vita e più stretta alle gambe, che in passato veniva indossata dai contadini o da chi lavorava nelle foreste. La hakama ha quattro cinghie, due lunghe davanti e due corte dietro. Il retro della hakama è munito di un supporto rigido chiamato koshi ito che viene inserito nella cintura (obi). Ha inoltre sette pieghe, di cui cinque davanti e due dietro che rappresentano le virtù considerate essenziali dal samurai. Molti praticanti di arti marziali continuano questa tradizione, ma differenti fonti danno diversi significati a queste pieghe. Oggigiorno, la hakama viene utilizzata in alcune arti marziali come l'aikido, il kendo, il kenjutsu, il kenjitsu Hasakidō e il jūjutsu. Le hakama utilizzate per le arti marziali sono in cotone, oppure in seta o più spesso in poliestere o in un misto di queste tre fibre. Il cotone è più pesante, mentre le fibre sintetiche scivolano meglio sul suolo e resistono meglio alla scoloritura. L'arte marziale praticata può imporre il colore della hakama. Così, per la hakama dell'aikido è imposto il nero o l'indaco, alcune volte blu elettrico e il bianco per le hakama in cotone. Nelle altre discipline, sono portati altri colori, in particolare il bianco."];
Text[1018]=["KENDō","Il Kendō (剣道) è un'arte marziale giapponese, evolutasi come versione sportiva delle tecniche di combattimento con la katana anticamente utilizzate dai samurai nel kenjutsu. Kendō significa letteralmente «La via (dō) della spada (ken)». L'arte della spada, esprime l'essenza delle arti di combattimento giapponesi. Dal suo primo governo, durante il periodo Kamakura (1185-1233), l'utilizzo della spada, insieme all'equitazione e il tiro con l'arco, sono stati tra i maggiori interessi nella preparazione militare dei diversi clan che si contendevano il territorio. Il kendo si sviluppò sotto una forte influenza del buddismo zen, per cui il samurai sentiva l'indifferenza della propria vita nel bel mezzo della battaglia, la quale era considerata necessaria per la vittoria nei combattimenti individuali. A partire da quei tempi molti guerrieri sono stati rappresentati nella pratica del kendo, gli stessi che costituirono le prime scuole tra cui Itto-Ryu (scuola della spada unica) e il Muto (scuola senza spada). Oggi al posto delle katane si usano delle spade di legno i bokken per i'kata' mentre per gli esercizi comuni si usano gli shinai (fatti in bambù)e si indossano delle solide armature. Concetti come il Mushin o mente vuota sono diffusi dal buddismo zen e sono l'essenza del kendo. Fudoshin o mente impassibile sono concetti attribuiti al dio Fudo Myo-Ō (Acala), uno dei cinque «re della luce» nel buddismo shingon. Nel 1920, la Dai Nippon Butoku Kai (大日本武徳会, l'organizzazione promotrice della fondazione giapponese di arti marziali) ne ha cambiato nome da Gekiken (撃剣, spada che colpisce) in Kendo. Si pratica indossando un'armatura (bogu) costituita da men (a copertura di testa, viso, spalle, gola), dō (corpetto rigido), tare (intorno ai fianchi), kote (guanti rigidi), tenogui (fazzoletto che viene legato alla testa prima di indossare il men). La classica sciabola (katana) è stata sostituita dal bokutō (detto anche bokken), usato solo per una serie di dieci esercizi, i kata, che racchiudono l'essenza del kendō, e dallo shinai, una spada costituita da quattro listelli di bambù uniti dal manico di pelle (tsuka), che è usata per il combattimento vero e proprio (jigeiko). In un combattimento, è lecito colpire a men, kote, dō o tsuki (gola), e la vittoria è data al primo che realizza due colpi convalidati dagli arbitri. Complessi sono gli influssi religiosi e le tradizioni giapponesi nella pratica e nella gestualità: il kendō non è visto come una tecnica di combattimento, ma come un percorso di crescita personale; in questo senso, si dice che il kendōka (colui che pratica il kendō) deve essere grato al compagno che lo colpisce perché gli mostra i suoi punti deboli, e deve colpire con spirito di generosità."];
Text[1019]=["SHINAI","Lo shinai (giapponese: 竹刀) è una spada usata per fare pratica con il kendo ed usata anche in altri tipi di arte marziale. Il termine shinai deriva da shinai-take (撓い竹) ossia «bambù flessibile» anche se i kanji usati per scriverlo sono quelli di «spada di bambù» (che eccezionalmente possono esser letti anche chikutō). Nel kendo lo shinai è usato durante l'allenamento e nel combattimento; in questo caso è possibile affrontare un avversario sia con un solo shinai (ittō) tenuto con entrambe la mani, sia con due shinai (nitō), in questo caso si usano shinai di lunghezza differente: uno corto chiamato shōtō ed uno lungo (ma comunque più corto di quello singolo) chiamato daitō. Lo shinai è fatto di bambù e pelle, costituito da quattro stecche non necessariamente provenienti dalla medesima canna ma comunque da piante che abbiano i nodi alla medesima altezza fissate alle due estremità da una guaina (tsuka-gawa) che funge da impugnatura (tsuka) e da un cappuccio (saki-gawa) che funge da punta; queste due parte sono unite e messe in tensione elastica da una corda (tsuru), solitamente di materiale sintetico, che ha anche la funzione di indicare il dorso della lama. A circa 30cm dalla punta (kensen) si trova un nodo (nakayui) fatto con una striscia di pelle che avvolge tre volte le stecche e lo tsuru e che indica la parte dello shinai preposta a colpire il bersaglio che in giapponese si chiama monouchi. Fanno parte dello shinai altri due elementi non visibili dall'esterno: un «tappino» di gomma (saki-gomu) posto sulla punta e che distanzia le stecche ed una quadratino di metallo (chigiri) che, incastrato in apposite fessure nelle stecche, le mantiene ben unite. Un ulteriore elemento «esterno» allo shinai è l'elsa (tsuba): un anello di plastica o di cuoio che viene infilato nella tsuka e bloccato con un ulteriore anello di gomma o pelle (tsuba-dome)."];
Text[1020]=["KICK BOXING","La Kick Boxing o Kickboxing è uno sport da combattimento che combina tecniche di calcio caratteristiche di arti marziali orientali ai colpi di pugno propri del pugilato inglese. La Kick Boxing è simile alla Kick jitsu.La parola kickboxing è stata inventata in Giappone negli anni sessanta. In quel periodo le uniche forme di combattimento a contatto erano il full contact karate, la muay thai, il Sambo russo, il taekwondo ed il sanda cinese. I promoter giapponesi, vedendo il successo dei match di boxing tailandese, decisero di eliminare i colpi di gomito, ginocchio e le prese. Rimase uno sport da combattimento nel quale gli atleti usano pugni e calci alle gambe, al tronco ed al viso. Si usano i calzoncini corti come nella boxe e nelle boxe thailandese. Nacque la «kickboxing giapponese», poi abbreviata in Kick Boxing o parola unica Kickboxing. Gli americani precedentemente avevano iniziato a fare gare di kung fu e di karate a contatto pieno (full contact). Unirono quindi le tecniche di pugilato a quelle di karate e le tecniche di gambe del taekwondo a quelle del karate e nacque così il Full Contact Karate. Da qui nacque la confusione dei nomi e degli stili, in quanto nel Full Contact Karate si colpisce con i calci dal busto in su mentre nella Kick Boxing si possono dare calci anche alle gambe. In Giappone venne poi creato un torneo chiamato K-1, in cui K sta per Karate, Kempo e Kick Boxing. In questo torneo le regole sono quelle della kick boxing, ma sono valide anche le ginocchiate senza presa e i pugni saltati e girati. Lo scopo era mettere sullo stesso ring atleti di diverse arti marziali che avesse un regolamento sportivo che permetteva loro di confrontarsi. Viste le borse elevatissime e l'entusiasmo enorme dei giapponesi in questi avvenimenti, il K 1, nome corretto K 1 GRAND PRIX è diventato il più importante torneo al mondo, dove i migliori atleti si confrontano a Tokyo per la finalissima. Il regolamento del torneo è chiamato K-1 Style."];
Text[1021]=["MUAY THAI","La Muay Thai (in lingua thailandese มวยไทย) nota anche come Thai Boxe o Boxe Thailandese, è uno sport da combattimento che ha le sue origini nella Mae Mai Muay Thai, antica tecnica di lotta thailandese. La Mae Mai Muay Thai studia combattimenti sia con le armi che senza ed era utilizzata dai guerrieri thailandesi in guerra, qualora avessero perso le armi. Attualmente il termine Muay Thai oggi identifica prevalentemente l'aspetto sportivo dell'arte marziale. La Muay Thai ha origine nell’antico regno del Siam (attuale Thailandia), come per il resto delle altre arti marziali, le sue origini si perdono nel più remoto e misterioso passato fatto di guerre e razzie (l’invasione nella città d’Ayutthaya da parte del popolo Birmano ai danni di quello Siamese, che provocò la distruzione di gran parte degli archivi storici e culturali anche per questo motivo le notizie che abbiamo in nostro possesso non si possono considerare attendibili al cento per cento perché gli storici si dovettero basare sui pochi scritti salvati dalle ripetute invasioni e sulle storie tramandate oralmente dai padri ai figli). Sulla controversa storia di questo popolo e la misteriosa nascita della Muay Thai esistono due teorie: la prima sostiene che il popolo degli Ao – Lai fu costretto a difendersi dai continui attacchi dei predoni e dei popoli che li vedevano attraversare il loro territorio durante il periodo migratorio (Tibetani, Bruma, Cina, Khmer, Birmani e altri); la seconda afferma che il popolo degli Ao – Lai era già presente in quei territori e che doveva difendersi dalle invasioni dei popoli confinanti. Prendendo in considerazione la prima teoria si narra che tutto abbia avuto origine circa 2000 anni fa dalla tribù degli AO-LAI, che intorno all’anno 200 a.C. migrarono dal nord dell’India fino al fiume Mekhong per poi raggiungere quello che sarebbe diventato il regno del Siam, passando attraverso il Tibet orientale, a sud delle ricche vallate dello Yannan nella Cina meridionale da dove si spostarono in tutte le direzioni arrivando fino ai confini dell’impero per poi puntare di nuovo verso sud; a questo punto il popolo degli Ao - Lai si divise in tre gruppi: gli Shan, che si diressero nella parte settentrionale di Burma; gli Ahom, che si diressero ad est fino al Vietnam; gli Ao – Lai, che mantennero il nome e si diressero verso la terra che sarebbe diventata la loro patria, il «Regno del Siam». Intorno al 1700 i due differenti stili di combattimento si scissero e divennero: Krabi Krabong, lo stile che prevedeva l’uso delle armi (spada, lancia, giavellotto, pugnale, bastone); Muay Thai, lo stile di combattimento corpo a corpo che prevedeva l’uso dei gomiti, dei pugni, dei calci, delle ginocchia, della testa e della lotta. La storia di quest’antica arte marziale va di pari passo con la storia della nazione e di conseguenza anche la Muay Thai nel corso degli anni ha subito notevoli cambiamenti fino a raggiungere la sua forma ultima conosciuta oggi."];
Text[1022]=["PUGILATO","Il pugilato (oppure, dall'inglese: boxing, in francese: boxe) è uno stile di autodifesa e uno sport da combattimento regolato da norme. Consiste nel confronto, all'interno di uno spazio quadrato chiamato ring, tra due atleti che si affrontano colpendosi con i pugni chiusi (protetti da appositi guantoni), allo scopo di indebolire e atterrare l'avversario. Questo sport è conosciuto, a partire dal XI secolo, anche come la nobile arte, richiedendo ai suoi praticanti le qualità caratteristiche dell'uomo, come il coraggio, la forza, l'intelligenza. Il pugilato è uno degli sport più antichi che si conoscano. Nei graffiti preistorici risalenti al III millennio prima di Cristo e conservati presso il British Museum of London è possibile riconoscere le figure di persone che combattono con i pugni chiusi. Le prime sfide competitive nella storia umana sono testimoniate dagli inni e leggende delle civiltà della Mesopotamia e dell'antico Egitto. In Egitto era guardia scelta del faraone Ramses II la tribù guerriera Shardana proveniente dall'isola di Sardegna, dove sono state ritrovate al suo interno numerose statue di pugili del primo millennio che secondo l'archeologo e accademico dei Lincei professore Giovanni Lilliu precedono la statuaria greca e gli stessi racconti omerici. L'epica sumera, l'inno di Shulgi o i racconti di Gilgamesh, sono pieni di riferimenti su incontri di pugili e di lottatori che si affrontavano con audacia in combattimenti selvaggi e brutali. In Egitto, gli incontri di lotta erano particolarmente apprezzati anche dai faraoni e le tecniche, sempre in evoluzione, sono ben rappresentate in molti dipinti murali tra cui le 400 immagini di combattimenti corpo a corpo dei muri del tempio di Ben Hasan risalenti al 2000 a.C. Non sappiamo bene quando questo modo di combattere divenne una disciplina sportiva vera e propria, con tanto di atleti e apparato organizzativo. Le prime testimonianze letterarie che ci descrivono questo sport sono contenute nel 23º canto dell'Iliade di Omero, che ci narra dei giochi funebri organizzati da Achille in onore della morte di Patroclo: Epeo, che sarà ricordato come il costruttore del cavallo di Troia, primeggia nelle gare di pugilato. Alcuni particolari però manifestano una disistima di Omero per il pugilato dei suoi tempi: il premio allo sforzo di Epeo è una giumenta «indomita» (e quindi «inutile»); lo stesso Epeo dichiara di sapersi battere nel pugilato, ma non nella guerra (attività nella quale i migliori eroi omerici devono distinguersi). I greci consideravano la lotta con i pugni una disciplina completa ed ideale, con la quale un uomo poteva sviluppare una mente vigile e reattiva in un corpo sano e robusto. Nella tradizione mitologica greca sono Teseo ed Ercole i due personaggi che maggiormente ricorrevano all'uso dei pugni per combattere i propri nemici. Nel 688 a.C. i greci lo introdussero come nuova disciplina nella XIII Olimpiade antica, secondo in ordine di tempo alla lotta libera inserita nelle olimpiadi nel 708 a.C., la prima medaglia è stata vinta da Onomasto di Smirne. La popolarità di questo sport aveva ormai raggiunto un altissimo livello. Gli incontri olimpici del pugilato finiranno in Grecia solo nel 393, quando l'imperatore Teodosio I vietò l'organizzazione di nuove olimpiadi. Gli atleti greci cominciarono a proteggersi le mani con dei guantini chiamati HIMANTES che vedranno una loro evoluzione nel corso degli anni. Inizialmente erano formati da semplici strisce di cuoio, lunghe all'incirca 4 metri, arrotolate attorno ai polsi e alle nocche delle dita, con cui si cercava di evitare danni eccessivi al volto e alle dita dei contendenti. Più avanti le strisce di cuoio vennero sostituite da vimini utilizzati per la costruzione dei cesti, con borchie di ferro, oppure da cuoio trattato appositamente per risultare tagliente. Per comprendere cosa fosse il pugilato presso i romani, è sufficiente osservare la statua di bronzo del «pugile» ritrovata a Roma in via IV novembre nel 1885 durante i lavori di ampliamento di una strada cittadina. Le mani sono protette da guanti pesanti dei romani chiamati CAESTUS. I guantoni diventarono così l'arma offensiva più micidiale. Rinforzati con inserti di piombo e di chiodi per assicurare al duello un finale rapido, devastante e sanguinoso. Il pubblico romano non sopportava le lunghe schermaglie, si spazientiva e si irritava. A nessuno interessavano le finezze tecniche e il valore della competizione. Tutti attendevano solo il colpo pericoloso, volevano il brutale annientamento di uno dei combattenti. Con il passare degli anni vennero fissate delle regole per evitare che i contendenti si ferissero seriamente o che riportassero lesioni mortali. Nel Medioevo si assiste ad una fase di declino per questo sport. Solo in alcune città d'Italia come Lucca, Genova e Venezia venivano organizzati incontri degni di attenzione. A Venezia esiste il ponte dei pugni, dove anticamente, fazioni diverse si scontravano. Per evitare i picchiatori più rudi ci si poteva buttare in laguna, anche se questo significava essere derisi per codardia."];
Text[1023]=["TANTŌ","Il tantō (短刀) è un pugnale giapponese lungo fino a 30 cm (di sola lama). In battaglia era tenuto dietro la schiena, per comodità, in quanto l'estrazione della katana e del wakizashi doveva essere fluida e senza intoppi. I tantō erano spesso simboli di potere e finemente decorati con lacche dorate (makie) e gioielli, venivano utilizzati dai Daimyo sul loro trono o dalle mogli dei samurai come distintivo di casta e per la difesa personale. Tra i vari tipi di tantō vi sono: Hamidashi - è una sorta di tantō che contiene un piccolo tsuba, cioè una protezione alla fine dell'elsa; Kubikiri - è un tantō con la lama invertita, talvolta chiamato anche «taglia teste» o «bisturi» in quanto spesso usato per sgozzare gli avversari prendendoli alle spalle. L'addestramento all'uso di quest'arma è definito tantōjutsu (短刀術). Parte del sistema tradizionale del bujutsu ma è ancora insegnata in forme diverse in alcuni stili moderni, specialmente nel jūjutsu. Si tratta di una disciplina piuttosto limitata, a causa delle ridotte possibilità dell'arma, ma anche del tempo passato da che quest'arte è stata assorbita da altre scuole. Il tantō insieme al kogai (stiletto posto sul fodero della spada corta) era spesso usato come supporto nelle lotte corpo a corpo, visto che erano tanto piccoli da venire facilmente nascosti nelle vesti, viene ricordato come un'arma tipica delle donne dei samurai."];
Text[1024]=["KAMA","I Kama (鎌), falcetti che nella foggia ricordano un'arma in uso tra i samurai, il «Gusarigama». A differenza di questa però i Kama venivano generalmente adoperati in coppia e non hanno catene o pesi all'estremità. A causa della lama affilata (il possesso di un simile attrezzo era giustificato dal suo uso per falciare il grano) il Kama è sicuramente una delle armi più pericolose e difficili da maneggiare. I colpi sono generalmente sferrati per linee circolari ma sono previste anche stoccate di punta, circostanza in cui il Kama viene usato come uno scalpello. La falce (Kama) era già di per se stessa un'arma efficiente da combattimento, che i contadini, in particolare, impiegavano estensivamente in una grande varietà di forme: le variazioni riguardavano generalmente la lunghezza del manico. Il Kama-Yari, per esempio, era un semplice manico con una lama fissa ad angolo retto, che poteva venire ripiegata nell'intercapedine del manico, ed un anello metallico scorrevole che serviva per fissarla saldamente nella posizione aperta o chiusa. Esiste una versione più grande del Kama-Yari, chiamato Ô-Kama-Yari. Prima d'essere usata nelle arti marziali, il kama fu usato estesamente in Asia per tagliare i raccolti, soprattutto il riso. Si usa anche nelle arti marziali provenienti da Malesia, Indonesia e dalle Filippine dove è reperibile in varie forme. Il Kama viene spesso incluso negli addestramenti con le armi nelle varie arti del Karate, Taekwondo, Silat e spesso anche in alcuni sistemi del Kung fu. È inoltre una popolare e moderna forma di competizione con le armi. Le moderne forme di competizioni spesso adattano semplicemente le loro pratiche a mani nude con piccole e accurate tecniche di kama, o tramite l'uso di elaborate esecuzioni tecniche con l'arma, che differiscono radicalmente dalle forme Okinawesi. Quando una sfera metallica ed una catena vengono attaccate alla parte finale del Kama, questa diviene un Gusarigama, o Kusarigama, un'arma eccellente, in quanto l'uso corretto rende difficile pentrare nella difesa avversaria."];
Text[1025]=["ESCRIMA","Escrima o Eskrima è il nome di un antico sistema di combattimento filippino, conosciuto anche come Kali o Arnis de Mano, o ancora come FMA (Filipino Martial Arts). Escrima in lingua filippina Tagalog ha lo stesso significato dello spagnolo «esgrima», ovvero «scherma». Si ritiene che l'origine dell'Escrima si trovi nelle arti marziali indonesiane, che hanno le loro radici nel Kun Tao e nel Silat. Il Kun Tao (letteralmente la via del pugno) non è altro che una delle evoluzioni che ha avuto il Ch'uan Fa (conosciuto in occidente ed a Hong Kong con il termine Kung fu e nella Cina moderna come Wu-shu), mentre il Silat deriva dai movimenti adottati dalle arti marziali della penisola indiana e della popolazione araba che si insediò in Indonesia verso il XIII secolo. Del resto, a partire da XIV secolo iniziò l'insediamento di popolazioni musulmane anche nel sud delle Filippine, invasione che si fermò con l'arrivo degli spagnoli: ancora oggi le isole meridionali dell'arcipelago filippino sono abitate dalla popolazione «Moros» musulmana. In realtà, gli innumerevoli stili delle arti marziali filippine hanno assorbito tecniche e schemi motori da qualsiasi arte marziale portata dai vari conquistatori delle Filippine che si sono succeduti nel corso della storia: indiani, arabi, spagnoli (con accompagnamento di portoghesi ed italiani), americani, giapponesi. Negli ultimi anni è cresciuto l'interesse per le arti marziali meno diffuse, provenienti da diverse culture di tutto il mondo, incluso Escrima, Capoeira, Savate, Muay Thai ed altre. Ritenuta la migliore arte per imparare ad usare i coltelli ed a difendersi da essi. Non è raro veder praticare Escrima insieme ad arti marziali cinesi come Kempo e soprattutto Wing Chun nonché Jeet Kune Do. Nelle filippine molti maestri di Escrima ormai praticano come sistemi a mani nude anche discipline giapponesi come il Karate o lo Judo. Pochi sono quelli che, depositari della tradizione, ancora conservano l'arsenale disarmato autoctono originale. "];
Text[1026]=["TAI CHI","Il taijiquan (太极拳, pinyin tàijíquán Wade-Giles T'ai Chi Ch'üan) o Tai Chi, stile interno delle arti marziali cinesi nato come tecnica di combattimento, è oggi conosciuto in occidente soprattutto come ginnastica e come tecnica di medicina preventiva. In Cina l'uso dell'esercizio fisico può essere fatto risalire già al 1000 a.C. Il Neijing, antico testo fondamento della medicina tradizionale cinese, prescrive esercizi di respirazione, massaggi della pelle e della carne, esercizi delle mani e dei piedi per gli abitanti del centro, regione pianeggiante e umida, che soffrono di paralisi delle giunture, raffreddamenti e febbri. Nel periodo dei regni combattenti (403-221 a.C.) i taoisti introdussero esercizi fisici e mentali ed esercizi di respirazione come tecniche efficaci per la prevenzione e cura di alcune malattie ed il mantenimento della salute, generalmente conosciute come Qi gong. Già verso la fine della dinastia Han, Hua Tuo (141-203 d.C.), noto medico e scienziato, sosteneva l'efficacia dell'esercizio per aumentare le difese immunologiche e aveva elaborato un sistema di cura attraverso movimenti noto come il gioco dei cinque animali. Da allora le ginnastiche energetiche vennero studiate e approfondite negli ambienti buddhisti e taoisti con lo scopo di mantenere l'organismo efficiente, preservarsi dalle malattie e dalla vecchiaia, conservarsi in buona salute e favorire la longevità. Da queste ginnastiche e dagli antichi stili di Kung-fu si evolse il Taijiquan che inoltre eredita molti contenuti dalla teoria del taiji e dei cinque elementi. Sono presenti infatti i cinque principi dei cinque elementi: la fluidità dell'acqua essenza di ogni movimento; il principio e la forza del movimento sono come il legno: dall'interno verso l'esterno (spesso si usa l'esempio di una radice che crescendo è capace di rompere anche un muro); il fuoco presente nell'attimo in cui un colpo va a segno; la terra presente nella posizione salda e stabile; il metallo (es: il mercurio) è nel peso, del corpo, che più si lascia scendere verso la terra e più rende la pratica efficace. Esistono due teorie accreditate sulla nascita di questo stile: la prima ne situa la nascita durante la dinastia Yuan (1279-1368) ad opera del monaco Zhang San Feng, la seconda la fa coincidere con l'origine dello stile Chen, ad opera di Chen Wang Ting, durante la dinastia dei Ming (1368-1644). La seconda tesi pare ora la più attendibile, frutto di ricerche storiche più accurate. La prima ipotesi risente infatti della volontà di far risalire la disciplina ad un periodo più remoto, allo scopo di avere un contraltare alle discipline considerate straniere e nate in epoca più remota."];
Text[1027]=["NINJUTSU","Il ninjutsu (忍術, arte della furtività) è la denominazione collettiva di un insieme di metodi di spionaggio e strategia utilizzati sin dal cosiddetto medioevo del Giappone (1185 - 1625 circa). La parola ninjutsu consiste di due parti: nin (忍), pazienza, sopportazione), che in Giappone ha acquisito l'accezione ulteriore di «muoversi non visti» o «agire di soppiatto». Jutsu (術), arte, tecnica. Una traduzione possibile del termine ninjutsu è: «tecnica delle operazioni furtive». Qualche volta si incontra la grafia latinizzata ninjitsu, ma si tratta di una forma aberrata dello stesso termine diffusa soprattutto nei paesi angolosassoni. Il ninjutsu è ormai noto in Giappone e soprattutto in Europa come una delle antiche (koryū) Arti Marziali giapponesi. L'esperto per definizione nelle tecniche di ninjutsu è rappresentato nell'immaginario moderno dal Ninja. A partire dall'epoca Kamakura, dopo la graduale perdita di potere della casa imperiale incentrato attorno alla figura del Tennō i governatori provinciali, un tempo incaricati dall'imperatore stesso, divennero indipendenti e cominciarono una escalation militare che porterà a diverse guerre tra feudi (kuni, un tempo semplici giurisdizioni civili) e al succedersi di reggenti guerrieri (Shōgun) alla guida del paese, solo nominalmente investiti dall'imperatore. È nell'epoca degli scontri più accesi tra diversi signori della guerra (daimyō), il periodo noto come dei «Feudi Combattenti» (Sengoku) che si renderanno sempre più necessarie mansioni spionistiche di militari addestrati e strategie sempre più sofisticate. Sembra che i maggiori esperti nella guerriglia fossero i signori di alcune aree geografiche remote e non politicamente forti, come Iga e Kōga, che dovettero proteggersi con sistemi di intelligence piuttosto che con il dispiegamento di grandi armate. Ne sarebbe una prova il fatto che dopo l'unificazione del paese da parte di Tokugawa Ieyasu nel 1601, che darà inizio ad un Era relativamente pacifica fino alla restaurazione Meiji, egli stesso ed i suoi successori si avvalsero del servizio di alcuni uomini discendenti delle famiglie di Iga e Kōga, impiegati come guardie, poliziotti e spie. In realtà la dottrina militare (bujutsu) trasmessa in diverse scuole antiche, talune ancora esistenti, contiene spesso un repertorio di tecniche di guerriglia e spionaggio chiamato Ninjutsu. D'altra parte il sistema tipico di trasmissione delle varie conoscenze tecniche nei clan giapponesi, attraverso una tradizione prettamente orale e un insegnamento diretto delle varie conoscenze, fa si che la comprensione attuale di queste arti sia a volte dubbia e debba fare i conti con interpolazioni e leggende."];
Text[1028]=["SHURIKEN","Shuriken (手裏剣,手離剱),　alternativamente shiriken nel dialetto della capitale, è una parola giapponese che indica dardi di varie dimensioni e fogge, suddivisibili in due grosse categorie: i Bo Shuriken e gli Hira Shuriken. La prima e la più diffusa è costituita da proiettili a 4 lati di forma allungata, lunghi dai 12 ai 21 centimetri, pesanti dai 35 ai 150 grammi e somiglianti a grossi chiodi. L'altra comprende vari dardi a forma di croce (jūjiken, 十字劔) o di stella con svariati numeri di punte, a volte più precisamente denominati shaken (車劔, lame rotanti), scagliati manualmente imprimendo al proiettile un moto rotatorio. L'arte marziale che ne tramanda le tecniche d'uso è nota come Shurikenjutsu (手裏剣術). Nel caso sia scritto 手裏剣 il termine Shuriken può essere tradotto come lama nascosta in mano (il primo kanji vuol dire mano; il secondo è la radice del verbo nascondere; il terzo ha il significato di spada o lama). Lo Shurikenjutsu è l'arte giapponese del lancio e dell'uso di dardi (shuriken) di varie dimensioni e fogge, suddivisibili in due grosse categorie. La più diffusa è costituita da proiettili di forma allungata, somiglianti a grossi chiodi. L'altra comprende vari dardi a forma di croce (jūjiken) o di stella, a volte più precisamente denominati shaken (lame rotanti), scagliati manualmente imprimendo al proiettile un moto rotatorio. La pratica di questa arte marziale ha conosciuto una certa fortuna anche indipendentemente, sebbene nelle scuole tradizionali giapponesi di bujutsu sia compresa in un programma più ampio e di solito complementare all'arte della spada (Kenjutsu)."];
Text[1029]=["UOMO DI LEGNO","Il Muk Yan Chong (木人樁) è un attrezzo usato nell'addestramento del Wing Chun e in altri stili di Kung Fu della Cina meridionale. È costituito da un tronco di legno, dal quale sporgono tre pioli su cui allenare le tecniche di braccia (due più in alto, a formare una V; il terzo poco più in basso, centrale) e uno, più lungo e curvo, per l'allenamento delle tecniche con le gambe. Ne esitono di due tipi: uomo di legno morto, sprovvisto di telaio; uomo di legno vivo, fissato su telaio. Nella forma avanzata del Wing Chun composta di 116 movimenti che vengono eseguiti al Muk Yan Chong, dal quale prende il nome. Con essa, il praticante impara a gestire un avversario i cui angoli sono indeformabili e a gestire l'energia dei propri colpi, che il pupazzo restituisce sotto forma di vibrazioni. Nel Wing Chun ogni lato del pupazzo è a sè, cioè ogni tecnica eseguita su un lato è indipendente da quella eseguita sull'altro, da cui nasce il modo di dire cinese «contiene due avversari»."];
Text[1030]=["MAKIWARA","Il Makiwara 巻き藁 (dal giapponese 巻き maku, rotolo, avvolto o legato con una corda, e 藁 wara, paglia) è un attrezzo comunemente impiegato sin dall'antichità nell'istruzione delle arti marziali, anche per l'addestramento delle forze armate dell'Estremo Oriente. Sostanzialmente, è composto da una solida tavola di legno o da un sostegno verticale posto all'altezza del torace. La sommità del sostegno è di solito avvolta con corde; in quello proposto la battuta è in Sintex. Durante l'addestramento, rappresenta la superficie da colpire con pugni e calci per allenare gli arti al combattimento e sviluppare anche potenza e velocità nelle tecniche di attacco. Il valore fondamentale del Makiwara, fornito dalla JK Sports, risiede nel fatto che esso insegna all'allievo  a comprendere il grado di forza impresso nell'attacco; la corretta distanza; l'utilizzo dei colpi frustati; la corretta angolazione e molto altro ancora. "];

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