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Cintura
nera 1° Dan a 14 anni, 2° Dan a 16, 3° Dan a 19 e 4° FIJLKAM
all'età di 27 anni, con i requisiti minimi d'età. A Dicembre
2005 lo CSEN Nazionale ha attribuito il Grado di Cintura
Nera 5° Dan, nonostante i soli 31 anni d’età. Maffolini è
sicuramente uno dei più promettenti tecnici a livello
nazionale. Specializzato nell'insegnamento giovanile
prescolastico, coordina con grande attenzione sia l'attività
amatoriale che quella agonistica. Dapprima eccellente
agonista di entrambi le specialità; dal 1993 si dedica
all'insegnamento del karate con un modo nuovo e innovativo
che ha destato ampio successo.
Il suo passato nell'Arma dei Carabinieri che gli ha permesso
di approfondire la sfera della Difesa Personale sia dal
punto di vista tecnico pratico che a livello di nozioni
giuridiche. Operatore di Sicurezza, ha praticato tale
attività naturalmente dopo aver conseguito il diploma
specifico con la società Bodyguard Brescia S.A.S.
Tra i vari premi vinti, ricordiamo che nel 2003 gli è stato
consegnato il Trofeo Samurai d'argento un riconoscimento
molto prestigioso attribuitogli per meriti agonistici e
promozionali .
Sensibile all'innovazione
metodologica, ma con la porta sempre aperta ai valori
tradizionali più profondi, alla fine del 2004 il tecnico è
stato protagonista di un'importante stage d'aggiornamento in
Giappone, dapprima a Naha City, sull' Isola di Okinawa, dove
ha potuto approfondire gli aspetti tradizionali
dell'allenamento indigeno con il Maestro Meitatsu Yagi
hanshi 10th Dan; poi a Tokyo, dove ha assistito a diversi
allenamenti del Maestro Yamaghuchi Goshi hanshi 9th Dan il
maggiore rappresentante mondiale della Gojukai.
Sempre a Tokyo Maffolini ha
praticato naturalmente lo stile shotokan nel dojo (palestra)
del Maestro Taniyama (sensei 6° dan della Japan Karate
Association). La parentesi nipponica ha aperto
importantissimi canali turistico culturali con la terra
madre del karate e fortificato l'interesse del tecnico per
le origini e la tradizione del Do (la via). Da Aprile 2005 è
il nuovo Responsabile Nazionale CSEN dell'Attività Didattica
Giovanile. Da Gennaio 2007 è il nuovo responsabile del
(Kata) CTE FIJLKAM prov. Brescia.
Amante di tutte le sfaccettature del karate segue con lo
stesso impegno la specialità della forma e del
combattimento, l’attività amatoriale e quella agonistica, la
difesa personale e lo studio di testi di filosofia
orientale.
Amante della lettura e della poesia sin da bambino nel 2005
porta a compimento due opere relative al Karate : Le
Avventure di Rapidino: un rivoluzionario manuale a fumetti
sull’attività giovanile relativa al karate e la più
impegnativa opera Il Drago nella Tigre: un testo intriso di
filosofia orientale che spiega il particolare modo di vedere
il karate da parte di questo maestro di successo. Entrambi
le opere verranno pubblicate a Marzo del 2007 dalla casa
editrice Il Mulino Don Chisciotte.
Di seguito riportiamo alcuni passaggi dell’opera "Il Drago
della Tigre" gentilmente concessi dall’autore in anteprima…

racconto momenti che ho
vissuto, storie che ho udito, pensieri che hanno affollato
la mia mente mentre percorrevo il sentiero del “DO” (la
via), spunti di filosofia orientale che hanno colmato la mia
sete di sapere e che hanno saziato la mia voglia di
introspezione.
(…) …se accade nella vita che
per un attimo vi sentiate smarriti e vogliosi di risposte,
la ricerca e lo studio del karate vi può aprire per sempre
la strada della felicità, percorso illuminato di ricerca
spirituale e filosofica, emozionante viaggio di miglioria
continua nel quale i lati oscuri e le debolezze sono
importanti quanto i nostri pilastri di forza e le nostre
certezze.
Chi ci può aiutare nei momenti di difficoltà?
- Forse… solo noi stessi!
Quale consiglio dobbiamo ascoltare affinché si possa fare la
cosa “giusta”?
- Forse… il solo consiglio del cuore!
Un testamento spirituale raccontato da un giovane che
cavalca un sogno, che ha conosciuto la chiave del grande
successo immediato… che ama più di se stesso il karate e che
si circonda solo di bellezza e felicità.
(…) …e così negli anni
successivi ho attraversato molti luoghi, entrando in miriadi
di Palestre e Palazzetti, incontrando innumerevoli Maestri e
allievi attraversando il mondo per arrivare a studiare il
karate nelle regioni di origine di questa affascinante
disciplina. In questo momento, poco più che trentenne sono
il Direttore Tecnico di un sodalizio che vanta il maggior
numero di iscritti in Italia, ho appena ricevuto il grado di
5° Dan ed il prestigioso incarico di Responsabile Nazionale
dell’Attività Giovanile (csen), la mia società sportiva da
tre anni domina il Campionato Nazionale di Karate (csen) e
lo Staff Tecnico che dirigo è formato da tecnici altamente
qualificati.
(…) Non avrei mai pensato che capitasse proprio a me,
invece, un pomeriggio di Maggio mi ritrovai in compagnia di
quel desiderio profondo di scrivere che mi aveva costretto
da bambino a dedicarmi alla poesia e iniziai a fare un
percorso a ritroso sulla mia vita, un’avventura meravigliosa
che stavo scarabocchiando su un foglio di carta sciupato…
Iniziava ad ardere nel mio cuore il famoso “sacro fuoco”,
con la voglia incontenibile di lasciare agli altri e,
soprattutto, ai miei allievi la testimonianza di chi crede
fermamente nelle proprie capacità e non si pone nessun
limite. Convinto altresì che, un bel giorno in vecchiaia,
avrei riletto quel libro, così ardentemente voluto e, con
sicura ironia, avrei fatto dei curiosi parallelismi con
quello che pensavo all’inizio della mia carriera artistica.
Probabilmente avrei letto delle parti con orgoglio e avrei
commentato imbarazzato alcune riflessioni o punti di vista
che forse, a quel punto, non avrei più condiviso.

la
Palestra mi accoglie, timido e introverso, guardo con
diffidenza chi mi è accanto, la tigre è ancora bambina il
drago forse è già grande ma ingenuo.
La polvere sotto i piedi nudi i passi incerti, il caldo del
mio sudore ed il freddo del pavimento, il fruscio del primo
kimono, naturalmente confezionato da mia madre… sono così
magro. Adoro il mio maestro: lui è tanto paterno con me…
La prima gara è un’emozione incredibile il Palazzetto
dello Sport di Bergamo è gremito 50 forse 60 cinture bianche
tutte della mia età si sfidano, alla fine eseguo tremante il
mio Kata provato e riprovato all’inverosimile… L’orgoglio di
non aver tradito le aspettative del mio maestro sostituisce
le altre emozioni.
E’ la gara di Kumitè… è il massimo, mi esalta, la mia
timidezza e le insicurezze dell’allenamento si trasformano
in gara, l’adrenalina mi aiuta… è incredibile: il drago
aiuta la tigre e mi muovo dando l’anima. I risultati di gara
mi ripagano forse più del mio vero valore tecnico e di
preparazione.
Entro in Palestra è il primo corso… i 15 bambini che si
presentano sono in parte ex atleti del mio maestro, qualche
bambino abita proprio vicino alla palestra. La mia
formazione agonistica e il mia visione del karate duro e
inflessibile mi porterà a commettere errori a dismisura. I
bambini trattati in modo paramilitare resistono (i più
forti) e trascinati e plagiati dalla mia figura decisa mi
seguono senza obiettare. La tigre è al massimo del suo
splendore il drago è molto immaturo, la forte autostima
diventa a 19 anni solo esaltazione del proprio io. Comunque
gli iscritti aumentano… la natura umana è proprio curiosa.
La riunione mi attende… i miei amici istruttori appaiono in
qualche occasione nemici, il drago è confuso, il mio maestro
mi vieta di recarmi in palestra da lui… è la fine dell’amore
! io non ho fatto nulla , il maestro è stato consigliato
dalla vipera che l’ha prima tentato, adulato e poi
calunniato. La mia fiducia nei suoi confronti è tradita ma
l’affetto è troppo...
("…non bisogna giudicare gli uomini dalle loro compagnie,
Giuda frequentava persone irreprensibili" E. Hemingway))
La leonessa indecisa è per me, il suo corpo è tonico e la
sua pelle splende bella senza trucco, trasporta il mio sogno
impossibile poi la mia delusione… passione dell’amore! Il
suo drago è debole ed un leone e la iena la minacciano... Se
ne andrà, cercandomi all’infinito e rimpiangendomi in
eterno.
Frequento il più prestigioso rinomato dojo (palestra) di
Milano. L’ambizione del giovane ha il sopravvento, chiedere
un aiuto e riceverlo… non lo dimenticherò mai.
Un giorno lessi
delle righe da un libro che dopo una decina di pagine, mi aveva già
conquistato… Il mezzo non giustifica il fine… il fine non esiste,
esiste solo il mezzo. E’ un passo del “Guerriero della luce” di
Paulo Coelho. Identifico in queste parole del bravissimo autore il
mio pensiero, il drago si rafforza e riconosco il significato del
“do”, la mia via da seguire. Il karate è la preparazione all’evento,
ovvero il modo con cui mi preparo agli esami della vita, non
l’episodio in se, ma la tenacia e lo spirito con cui mi prodigo in
allenamento e quotidianamente nel rapporto con gli altri. Il karate
è educare la forza per acquisire pace ed armonia, il suo segreto è
racchiuso in questo semplice pensiero: anche se l’uomo ha
limitazioni fisiche la mente e lo spirito possono continuare ad
evolversi e a migliorare in eterno. Non bisogna pensare solo di
allenarsi per eseguire il gesto con maggior maestria, ma bisogna
focalizzare la propria attenzione nello studio per raggiungere la
perfezione caratteriale.
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La
situazione attuale è quella di un giovane maestro che sogna
e guarda al futuro con grande ottimismo: ha percorso una
piccola parte della via… probabilmente, anzi certamente il
tratti in discesa! Ora la Tigre deve attraversare la foresta
per valicare la montagna e può farlo solo con le proprie
forze spingendo il proprio Drago fino alla vetta, offrendo
il massimo impegno possibile per non avere rimpianti in
vecchiaia, consapevole che per diventare il “Maestro Giusto”
dovrà essere un esempio per i propri allievi immolandosi per
tutta la vita, cosciente altresì del fatto che tramite il
suo operato può condizionare fortemente le loro scelte.In
conclusione, mi considero un pioniere occidentale di questa
nobile arte. Pieno di encomiabile entusiasmo parlo del mio
personale modo di vedere il karate, sulla base dei
molteplici spunti che sono riuscito a reperire da studi e da
testi di filosofia orientale. A questo punto mi muovo con
spirito curioso in un mondo nel quale, a parte miei stretti
collaboratori, le persone che stimo (i “maestri giusti”) si
contano, sciaguratamente, forse solo sulle dita di una mano.
(…) …nel Karateka illuminato, il movimento del pensiero deve
essere rapido, ecco perché The Art of Rapid Movement, un
pensiero leggero, pronto e veloce nei mutamenti per
alleggerire il cammino sulla via. Assurdo fossilizzasi su
errori del passato e tenere lo stesso comportamento se nella
medesima situazione è già stato provato che quello non è
l’atteggiamento più favorevole.
Il pensiero dl karateka, in definitiva, deve dimostrarsi
intelligentemente mutevole, rapido nel cambiamento
dell’acquisizione delle varianti della tecnica e, allo
stesso modo, deve dimostrasi veloce nella trasformazione e
nell’adattamento della rielaborazione delle risposte
comportamentali.
Il Maestro di Karate è una figura che incuriosisce e desta
da sempre molto interesse, forse perché in esso vi è celata
una filosofia orientale che affascina l'uomo occidentale.
La genesi e lo sviluppo di un Maestro di Arti Marziali,
secondo me, è regolata da meccanismi di difficile
narrazione, così come la vocazione all'insegnamento, gli
addestramenti e i concetti che conducono alla nascita di un
"Sensei" (colui che è avanti). Potrei raccontare dei miei
primi anni di vita, dell’adolescenza ed infine della
maturità, ma la mia esposizione diverrebbe troppo romanzata
e allora tralascio; tuttavia, occorre tener presente che ciò
che si diviene è, senza alcuna eccezione, frutto della
propria passione personale e di tanta fortuna "cercata". Per
essere una guida, un "Maestro giusto", secondo me, bisogna
riuscire a conoscere e capire l'animo degli altri, cercando
di percepire le forze positive e le difficoltà psicologiche
che ogni allievo può nascondere o evidenziare; per far
questo, bisogna fare uso di tutto ciò che il cammino di
educatore ha permesso di provare e di acquisire. In questa
condizione, bisogna cercare poi, di parlare e colloquiare
col proprio animo, prendendo nuova coscienza della realtà; a
questo punto, non rimane altro che sforzarsi di individuare
e predisporre l'atteggiamento migliore e l' approccio più
corretto verso i propri allievi.
In alcune occasioni, cerco solo di ascoltare, sia le cose di
poca importanza sia quelle di gran rilevanza e mi concedo il
tempo per la riflessione, quindi decido, traendo forza da
quelle veloci ma intense esperienze vissute. Queste
meditazioni possono durare giorni, oppure riescono a
portarsi a compimento in una frazione di secondo e allora
desidero comprendere ciò che è bene e ciò che è male, non mi
devo far traviare dalla mente, ma seguire il cuore. La mente
troppo spesso valuta i guadagni e le perdite, il cuore no,
rimane puro, e allora tutto tende al meglio.
La palestra per me è come un giardino dove il giardiniere il
“Maestro Giusto", quotidianamente cura le sue piante e la
disposizione dei fiori, trasferendo amore e passione… già la
passione di trasferire, una dote che quasi certamente non si
impara.
Sono un individuo che continua a percorrere il "Do" ovvero
la «Via», ho esplorato parte della strada principale e parte
dei moltissimi sentieri collaterali, e possiedo il desiderio
di condurre lungo lo stesso cammino anche altri individui, i
miei allievi.
Sono molte di più le incertezze rispetto alle certezze, ma
sono convinto che questo sia un segnale di apertura verso
gli altri e di voglia di non sentirsi appagati.
Alcune volte ricerco la solitudine e sono schivo a qualunque
forma di inquadramento statico, soprattutto disprezzo la
cattiva politica legata allo sport. Mi rendo responsabile
morale di ogni azione compiuta dai miei allievi nel dojo
(nella Palestra) e spesso vorrei farlo anche fuori dalle
mura della Palestra, ma poi penso che i ragazzi hanno dei
genitori e questi, per i propri figli, ricercano il meglio:
dopo queste fugaci considerazioni decido di mettermi da
parte e assisto da spettatore inerme alle loro scelte che,
gran parte delle volte, non condivido.
Mi è anche successo di dover allontanare dalla Palestra, chi
aveva perso o non possedeva, i requisiti d'animo del "Buon
Karateka" e una volta mi è perfino capitato di assistere a
comportamenti infantili di genitori che, assetati della
medaglia di plastica della "gara del condominio", vinti da
sentimenti di rivalità (tra genitori) mi hanno ripagato con
l'allontanamento del figlio dal corso.
Oggi, dopo i numerosi complimenti ricevuti (sicuramente
esagerati), soddisfazioni sportive e riconoscimenti
promozionali, in contrasto a ciò che qualcuno potrebbe
pensare, ho un’inestimabile sete di imparare, cerco di
allenare la mente e il corpo ricercando le forme più
semplici, infatti sono consapevole che esse, combinandosi,
diverranno a mano a mano complesse, miscelandosi assumeranno
figure imprevedibili che mi sorprenderanno appassionandomi e
offrendomi slancio per continuare la mia opera.
Talvolta, per continuare sul sentiero ho bisogno di
incontrare altri "maestri giusti", altre persone con cui
condividere ideali e speranze. Ecco! sono stato davvero
molto fortunato in questo: la mia attuale situazione di
Maestro regge solo grazie al fortunato incontro con i miei
leali compagni che aderiscono a un progetto educativo di
elevata qualità. Grazie amici, siete stati per me una felice
scoperta, leggere nei vostri occhi il chiarore e la forza
del "maestro giusto" è stato di grande sostegno nei momenti
bui, quando la paura mi avvolgeva annebbiandomi il cammino.
A volte piuttosto, ricerco la “luce” negli gli occhi dei
miei allievi sforzandomi di trovare nel loro sguardo quella
“ragionevole comprensione”, sperando di rispecchiare e
rintracciare in loro la mia stessa voglia di dedicarsi
all'apprendimento, per trovare così la forza di continuare
sul sentiero...
Il "Maestro giusto" è una figura carismatica, ma che non
deve mai trasformare questa forza in plagio, indicando un
modo di “fare karate” che esce dalle mura della Palestra,
studiando il karate da tutti i punti di vista, considerando
la disciplina innanzitutto come attività umana e, come tale,
dominata dalle leggi della fisica e assoggettata al pensiero
filosofico.
Una
volta si giurava sul verbo del Maestro… ma quanti veramente
si dedicavano anima e corpo allo studio e alla ricerca della
verità…
In conclusione, il "Maestro giusto" è un individuo che
in-segna (segna dentro) nel senso più intrinseco e
etimologico del termine. E' un talento di pochi, a questi
pochi eletti è stato dato il compito di istruire e formare
uomini nobili.
Il carisma del “Maestro giusto”. Non riesco a spiegarlo, ne
vengo talvolta colpito… È una forza che mi spinge oltre e
aiutandomi a praticare con più vigore... questo è quello che
ricordo… un giorno, vorrei riprovarlo!
Fortunati voi che avete un
Maestro! Io sono un "Maestro senza Maestro" o meglio, ho
avuto tanti insegnanti… L'istruttore che mi avvicinò alla
pratica, l'insegnante artista della gestualità e il sapiente
studioso che mi fece approfondire il lato filosofico del
karate, ma il "Vero Maestro" mai!
Quanto vorrei avere un "Vero
Maestro" che mi consiglia al meglio nei momenti di
sconforto, che mi indica la maniera migliore per rimanere
sulla via, senza deragliare mai… ma questo è forse il motivo
per cui io forse lo sto diventando…

Ad uno dei propri allievi, dopo averlo ripreso duramente:
"Amatissimo allievo, ti prego di accettare il mio
rimprovero, spero che sia stato accolto come un grande gesto
d'amore. Ti considero "uno dei miei figli" e, come tale,
rappresentante assoluto del buon esempio, dell'etica e
dell'integrità: verbale e materiale. Punto di congiunzione
tra l'essere e l'espressione dello stesso dove non deve
esistere alcuna distonia. Sono perfettamente consapevole
che, a volte, la mia etica rigida non viene immediatamente
compresa, ma come tu sai benissimo, per educarsi, un buon
samurai totalmente dedito alla propria causa non si può
permettere nessuna deviazione sul sentiero. Alcuni hanno
scelto di prendermi come esempio ed è per questo che non
vorrei mai tradire questa fiducia che mi onora e che spesso
penso che non mi merito assolutamente. Una vecchio adagio
giapponese afferma: … l'ago è il maestro e l'allievo è il
filo. Molto spesso, amatissimo allievo, il tessuto da bucare
è enormemente duro e la mano si deve irrigidire.
ASD Master Rapid :
collegamento diretto al web site del Maestro Francesco
Maffolini
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