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Text[1]=["Annibale (247-182 a.C.)","Generale cartaginese, figlio di Amilcare. A nove anni accompagnò il padre nella spedizione in Spagna, durante la quale, secondo la tradizione, giurò eterno odio nei confronti dei romani. Nel 221 divenne comandante supremo dell'esercito cartaginese in Spagna, sottomettendo la regione compresa tra i fiumi Tago ed Ebro e conquistando anche la città di Sagunto, alleata di Roma. Nel 218, Roma dichiarò guerra a Cartagine. Annibale, con un esercito di 40.000 uomini e 37 elefanti, intraprese la spedizione verso l'Italia. I romani, guidati da Publio Cornelio Scipione, subirono una serie di disfatte nelle battaglie del Ticino e del Trebbia (218); l'anno seguente l'esercito del console Caio Flaminio fu sconfitto al lago Trasimeno. Attraversati gli Appennini, Annibale passò in Apulia; Roma affidò allora il comando delle operazioni militari a Quinto Fabio Massimo, detto «il Temporeggiatore» per la sua tattica di attesa e di logoramento, nel tentativo di evitare lo scontro diretto con le truppe cartaginesi. Annibale trascorse l'inverno a Gerontium e nella primavera del 216 fece sostare le sue truppe a Canne, dove l'esercito romano, comandato dai consoli Lucio Emilio Paolo e Caio Terenzio Varrone, subì una clamorosa sconfitta. La situazione si capovolse a sfavore di Annibale quando l'oligarchia cartaginese rifiutò l'invio di rinforzi in Italia: Annibale, dopo aver conquistato Taranto (212), fallì nel tentativo di attaccare la stessa Roma (211), avendo perso il sostegno di molte città italiche. Anche il fratello di Annibale, Asdrubale, partito dalla Spagna in suo aiuto, fu sconfitto e ucciso nella battaglia del Metauro. Nel 202 il generale cartaginese fu richiamato in Africa per organizzare la difesa in attesa della spedizione romana guidata da Publio Cornelio Scipione, che quello stesso anno sconfisse i cartaginesi a Zama. Dopo la conclusione della guerra, Annibale cercò di riorganizzare le forze cartaginesi ma, accusato dai romani di costituire una minaccia per la pace raggiunta, si stabilì presso la corte di Antioco III di Siria, con il quale si alleò in funzione antiromana. In seguito alla sconfitta subita da Antioco nel 190, Annibale si rifugiò in Bitinia, dove si avvelenò per non essere consegnato ai romani.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[2]=["Fabio Massimo, Quinto (275 ca. - 203 a.C.)","Politico e generale romano detto Cunctator, «il Temporeggiatore». Nipote di Fabio Massimo Rulliano, fu eletto console nel 233 a.C. e dittatore nel 217 dai comizi straordinari convocati in seguito alla sconfitta subita dai romani al Trasimeno da parte di Annibale. Fabio adottò allora la strategia di logoramento che gli valse il soprannome, evitando lo scontro diretto con l'esercito di Annibale e cercando di stremarne le forze. Nonostante alla fine l'obiettivo fosse stato raggiunto, questa linea politica lo rese impopolare e incontrò l'opposizione del console Marco Minucio Rufo, che si fece conferire a sua volta pari poteri straordinari. La disastrosa sconfitta cui andò incontro l'esercito romano a Canne, nel 216, confermò che la tattica adottata da Fabio era valida ed egli fu nuovamente eletto console nel 215, nel 214 e nel 209, anno in cui conquistò Taranto, roccaforte di Annibale.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[3]=["Edoardo III (Windsor 1312 - Londra 1377)","Re d'Inghilterra, diede avvio a un lungo conflitto con la Francia che ebbe il nome di guerra dei Cent'anni. Figlio maggiore di Edoardo II della casa dei Plantageneti, succedette al padre dopo che questi fu costretto ad abdicare nel 1327 per un intrigo di palazzo. Durante la sua minorità, il regno fu governato dalla madre Isabella e dall'amante di lei Roger Mortimer, ma nel 1330 il giovane re, preso il potere con un colpo di mano, fece giustiziare Mortimer e allontanò la regina madre dalla corte. Nel 1333 invase la Scozia, approfittando della guerra civile che la devastava; nel 1337, quando Filippo VI di Francia intervenne in aiuto della Scozia, la flotta inglese sconfisse la flotta francese al largo delle coste olandesi. I due sovrani concordarono allora una tregua, che durò pressoché ininterrotta per sei anni. Nel 1346 Edoardo III, accompagnato dal figlio maggiore Edoardo il Principe Nero, invase la Normandia e ottenne una clamorosa vittoria nella battaglia di Crécy; nel 1347 occupò l'importante piazzaforte di Calais. Edoardo tornò in Inghilterra, ma la guerra proseguì con il figlio, che durante la battaglia di Poitiers (1356) catturò il sovrano francese Giovanni II il Buono. La pace di Brétigny, stipulata nel 1360, garantì all'Inghilterra il controllo sull'Aquitania. In seguito, Edoardo violò gli accordi del trattato di Brétigny, ma questa volta l'esercito inglese fu sconfitto. Dopo la nuova pace, stipulata nel 1375, i possedimenti inglesi in Francia furono drasticamente ridotti. A Edoardo III succedette il nipote Riccardo II.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[4]=["Filippo VI di Valois (Fontainebleau 1293 - Nogent-le-Roi 1350)"," Detto il Fortunato, re di Francia (1328-1350), figlio di Carlo di Valois e nipote di Filippo III, cui succedette Filippo IV. Nel 1328, alla morte del figlio di questi, Carlo IV, ultimo discendente dei Capetingi, Filippo salì al trono: incoronato a Reims, fu il primo sovrano della dinastia dei Valois. Il diritto alla successione gli venne però contestato da Edoardo III d'Inghilterra, a sua volta nipote, per parte della madre Isabella, di Filippo IV. Edoardo nel 1337 attaccò la Francia, dando inizio alla guerra dei Cent'anni. Nel 1340 distrusse la flotta francese al largo di Sluis, in Olanda, ottenne una vittoria decisiva nella battaglia di Crécy (1346) e pochi mesi più tardi occupò Calais. In seguito a queste sconfitte, Filippo riuscì a concordare una tregua, che durò fino alla sua morte. Per far fronte alle spese di guerra fu però costretto a svalutare la moneta, a farsi prestare ingenti somme di denaro e a imporre pesanti tasse, soprattutto sul sale. Gli ultimi tre anni del suo regno furono devastati dalla peste nera.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[5]=["Battaglia di Crécy","Importante vittoria riportata dagli inglesi contro i francesi nella prima fase della guerra dei Cent'anni, il 26 agosto 1346, nei pressi del villaggio di Crécy en Ponthieu (nell'attuale dipartimento della Somme), dopo l'invasione della Francia da parte di Edoardo III d'Inghilterra. Le forze inglesi (comandate dal sovrano e dal figlio ed erede Edoardo, detto il Principe Nero), erano costituite da circa 3900 cavalieri, 11.000 arcieri e 5000 fanti; l'armata francese comandata da Filippo VI era invece composta da 12.000 cavalieri, 6000 balestrieri mercenari, 20.000 guardie cittadine e una divisione di cavalleria sotto il comando di re Giovanni di Boemia. Sedici cariche della cavalleria francese non riuscirono a rompere il fronte degli arcieri nemici, che marciarono verso nord per porre l'assedio a Calais. Nella battaglia di Crécy gli inglesi dimostrarono per la prima volta su un campo di battaglia la superiorità dell'arco rispetto alla balestra, sia per il più ampio raggio d'azione di quell'arma, sia per la sua maggiore velocità di tiro. La vittoria mise in discussione anche le vecchie concezioni tattiche feudali, dimostrando che una combinazione di arcieri e di fanti poteva resistere alle cariche della cavalleria.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[6]=["Radar","Il primo sistema radar vero e proprio fu realizzato nel 1935 dal fisico britannico Robert Watson-Watt, del Dipartimento Radio del National physical laboratory, al quale era stato dato incarico di mettere a punto un sistema di localizzazione degli aerei nemici. Il sistema, basato su impulsi radio, venne subito adottato e fu il primo sistema di difesa antiaerea britannico. All'incirca nello stesso periodo, anche presso il Naval research laboratory degli Stati Uniti si procedeva a studi su sistemi di rivelazione aerea a mezzo di onde radio. Nel 1939, due scienziati britannici, il fisico Henry Boot e il biofisico John T. Randall, furono artefici del più importante progresso raggiunto nella tecnologia del radar durante la seconda guerra mondiale, con l'invenzione del tubo elettronico detto «magnetron a cavità risonante». Il dispositivo, capace di generare potentissimi impulsi radio ad alta frequenza, permise lo sviluppo del radar a microonde, che opera con onde di lunghezza d'onda inferiore a 1 cm, prodotte da strumenti laser. Il radar a microonde, chiamato anche «lidar» (Light Detection And Ranging, rivelazione e misurazione di distanza per mezzo di luce), è oggi usato per le comunicazioni e per la misurazione dell'inquinamento atmosferico.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[7]=["Battaglia d'Inghilterra","Serie di scontri nei cieli britannici tra la forza aerea della Corona inglese (RAF) e la Luftwaffe tedesca durante la seconda guerra mondiale, tra il luglio 1940 e il maggio 1941. La battaglia evitò che Adolf Hitler invadesse la Gran Bretagna e si riassume, per il pesante costo materiale e umano, nella celebre frase di Winston Churchill: «Mai nel campo dell'umano conflitto, così tanto fu dovuto a così pochi». Antefatto dell'evento bellico fu la caduta della Francia nel giugno 1940: l'Inghilterra dovette affrontare da sola i tedeschi. Con le forze di terra stanziate lungo il canale della Manica, Hitler pensò, per risolvere a suo favore il conflitto, a un'invasione dell'isola dal mare (operazione «Leone marino»), facendola precedere da massicci bombardamenti sulle città e sui luoghi strategici inglesi. Lo spiegamento di forze della Luftwaffe, al comando di Hermann Göring e operante essenzialmente dai campi base in Francia e in Belgio, fu imponente, ma i caccia inglesi (Spitfire e Hurricane) ebbero il vantaggio di essere più veloci e manovrabili; inoltre la catena di postazioni radar permise agli inglesi di conoscere in anticipo la consistenza e la rotta della flotta aerea nemica; gli inglesi, poi, partivano dalle basi in madrepatria, utilizzando proprie linee di comunicazione, mentre i tedeschi dovevano far rientro alle basi aeree francesi per il rifornimento. L'attacco aereo iniziale sulla Gran Bretagna, tra luglio e agosto del 1940, fu durissimo e ingenti le perdite di bombardieri e caccia da entrambe le parti. La seconda fase dell'offensiva tedesca, diretta contro le installazioni di difesa aerea inglesi, fu ancor più critica. Hitler e Göring cambiarono tattica dopo il bombardamento di Berlino, e come rappresaglia attaccarono Londra (6-21 ottobre), provocando la morte di 45.000 civili inglesi, ma dando tempo alla RAF di riparare i propri campi base distrutti. Durante le incursioni sulla capitale e su altre città inglesi, la Luftwaffe subì tali perdite da costringere Göring al bombardamento notturno. Ciononostante il comando della RAF si dimostrò superiore e Hitler fece sospendere l'operazione «Leone marino»: la Luftwaffe continuò a bombardare le città inglesi durante i mesi successivi, ma aveva ormai perso il controllo dello spazio aereo sulle Isole Britanniche.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[8]=["Napoleone I (Ajaccio 1769 - Sant'Elena 1821)","Imperatore dei francesi (1804-1814; 1815) e re d'Italia (1805-1814). Secondo figlio dell'avvocato còrso Carlo Maria Buonaparte (Napoleone muterà il cognome in Bonaparte durante la campagna d'Italia) e di Letizia Ramolino, proveniva dalla piccola nobiltà locale che aveva seguito Pasquale Paoli nella sua lotta per l'autonomia dell'isola. Frequentò il collegio militare di Brienne, nella Champagne, per poi passare alla scuola militare di Parigi, dove ottenne il grado di sottotenente d'artiglieria (1785). Condivise gli ideali di libertà e di eguaglianza della Rivoluzione francese, al cui scoppio rientrò in Corsica, ricoprendo la carica di tenente colonnello della Guardia nazionale còrsa. Quando nel 1793 la Corsica dichiarò la propria indipendenza, Napoleone, considerato patriota francese e repubblicano, dovette rifugiarsi in Francia. Nominato comandante dell'artiglieria nell'esercito incaricato di sedare la rivolta scoppiata a Tolone contro la repubblica, si distinse nell'intervento che portò alla caduta della città, ottenendo la promozione a generale di brigata. Nel 1795 partecipò alla repressione della rivolta parigina contro il Direttorio e nel 1796, anno in cui sposò Giuseppina di Beauharnais, vedova di un aristocratico ghigliottinato durante la Rivoluzione, ottenne la nomina a comandante dell'armata d'Italia; il corso degli eventi bellici gli avrebbe permesso di salire rapidamente alla ribalta. Pur con un esercito mal equipaggiato, Napoleone seppe far leva sullo spirito rivoluzionario e patriottico dei soldati e portò a effetto un'azione fulminea contro gli austro-piemontesi, sconfiggendoli a Cairo Montenotte, Lodi, Arcore e Rivoli, e costringendo così il Piemonte all'armistizio di Cherasco (28 aprile 1796). Conquistate Modena, Reggio, Bologna e Ferrara, che riunì nella Repubblica Cispadana (15 ottobre 1796), e presa Mantova, ultima fortezza austriaca (febbraio 1797), nella primavera del 1797 puntò su Vienna, ma la precarietà della situazione nel Veneto, dove gli austriaci fomentavano sollevazioni antifrancesi, lo indusse all'armistizio di Leoben (aprile 1797), poi sfociato nel trattato di Campoformio (17 ottobre 1797). L'accordo prevedeva che l'Austria entrasse in possesso dei territori della Repubblica di Venezia, mentre la Lombardia, gran parte dell'Emilia e della Romagna e i territori della Repubblica Cispadana furono uniti nella Repubblica Cisalpina. In seguito le truppe francesi invasero il Lazio e occuparono Roma, fondando la Repubblica Romana (15 febbraio 1798). La Repubblica Partenopea, proclamata il 23 gennaio 1799 dai giacobini napoletani, durò soltanto pochi mesi. Il territorio fu presto riconquistato dal re Ferdinando di Borbone, aiutato dalla flotta inglese e dalle bande di contadini sanfedisti assoldate dal cardinale Fabrizio Ruffo. Per assicurare alla Francia il controllo del Mediterraneo, Napoleone nel frattempo aveva intrapreso una spedizione in Egitto, allora sotto il dominio ottomano. Ma dopo la sua vittoria nella battaglia delle Piramidi (21 luglio 1798) e la sua sconfitta ad Abukir a opera dell'ammiraglio inglese Horatio Nelson (1° agosto 1798), la campagna si concluse con la disfatta dell'esercito francese.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[9]=["Bonaparte, Giuseppe (Corte, Corsica 1768 - Firenze 1844)","Re di Napoli (1806-1808) e di Spagna (1808-1813), fratello maggiore di Napoleone, ai cui successi militari furono legate le sue fortune. Nel 1796 partecipò alla campagna d'Italia e l'anno seguente fu ambasciatore dapprima nella neocostituita Repubblica Cisalpina e poi a Roma. Nel 1798 divenne membro del Consiglio dei cinquecento, uno dei due organi legislativi del Direttorio. Nel corso delle guerre napoleoniche, rappresentò il fratello alle conferenze per la ratifica dei trattati di pace con gli Stati Uniti, l'Austria, la Gran Bretagna e il Vaticano. Nel 1806 Napoleone lo proclamò re di Napoli; Giuseppe varò importanti riforme procedendo all'abolizione dei privilegi e dei diritti feudali. Nel 1808, sempre per volontà del fratello, salì al trono di Spagna, ma nonostante la promulgazione di una costituzione, venne osteggiato dai movimenti liberali. Il paese lottò per riconquistare l'indipendenza e nel 1813, al termine della guerra peninsulare, Giuseppe venne sconfitto e sul trono spagnolo tornò a sedere un sovrano della dinastia dei Borbone: Ferdinando VII. Tornato in Francia partecipò alla difesa di Parigi (1814) e alla caduta di Napoleone emigrò in Svizzera. Fu nuovamente a fianco del fratello durante i Cento giorni, ma dopo la definitiva sconfitta nella battaglia di Waterloo, si ritirò negli Stati Uniti, dove rimase fino al 1832. Ritornò infine in Europa e, dopo una breve sosta in Inghilterra, si stabilì in Italia.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[10]=["Carlo IV di Borbone (Napoli 1748 - Roma 1819)","Re di Spagna (1788-1808), figlio di Carlo III. Sovrano debole, durante il suo regno soprattutto per le decisioni di politica estera subì l'influenza della moglie, Maria Luisa di Parma, e dell'amante di lei, il ministro Manuel Godoy. La Spagna venne coinvolta nelle guerre napoleoniche (1792-1795) che seguirono la Rivoluzione francese, durante le quali il paese subì pesanti sconfitte e fu costretto a cedere (1800) il territorio americano della Louisiana alla Francia. Nel 1805, nella battaglia di Trafalgar, la flotta spagnola venne distrutta; due anni dopo gli eserciti napoleonici invasero la Spagna. Nel 1808, incalzato da un tumulto popolare che chiedeva la testa di Godoy, Carlo abdicò in favore del figlio, Ferdinando VII ma poco dopo Napoleone lo depose e insediò sul trono di Spagna il proprio fratello Giuseppe Bonaparte. Carlo trascorse il resto della vita in esilio in Francia e a Roma..<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[11]=["Murat, Gioacchino (Labastide-Fortunière 1767 - Pizzo Calabro, Vibo Valentia 1815)","Maresciallo di Francia e re di Napoli (1808-1815). Figlio di un locandiere, abbandonò gli studi teologici e si arruolò nell'esercito allo scoppio della Rivoluzione francese. Prestò servizio in Italia come ufficiale sotto Napoleone Bonaparte e contribuì alle vittorie di Marengo (1800), Austerlitz (1805), Jena (1806) ed Eylau (1807). Nel 1806 fu nominato granduca di Berg e nel 1808 sposò la sorella di Napoleone, Carolina. Nello stesso anno condusse la repressione militare contro i patrioti spagnoli e quindi fu nominato re di Napoli. In questa carica incoraggiò una politica di riforme volta a smantellare l'antico regime e a sopprimere quello feudale nelle campagne. Durante la campagna di Russia, in seguito alla ritirata di Napoleone, Murat assunse il comando dell'esercito. Dopo aver sopraffatto gli austriaci a Dresda (1813) e aver dato il proprio contributo durante la disastrosa battaglia di Lipsia (1813), giunse a trattative con l'Austria e con l'Inghilterra, con l'obiettivo di salvare il trono di Napoli. Gli sviluppi a lui sfavorevoli del congresso di Vienna lo indussero a prendere le armi contro l'Austria (1815). In quell'occasione lanciò un appello agli italiani con il proclama di Rimini perché insorgessero al suo fianco. Murat fu sconfitto prima a Ferrara e poi a Tolentino (1815). Dopo l'ultima disfatta di Napoleone, si rifugiò in Corsica; sbarcato sulla costa calabra, nel tentativo di riottenere il Regno di Napoli, fu catturato e ucciso dai borbonici.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[12]=["Goya y Lucientes, Francisco (Fuendetodos, Saragozza 1746 - Bordeaux 1828)","Pittore e incisore spagnolo, considerato con El Greco e Diego Velázquez uno dei massimi artisti del suo paese. Dopo aver lavorato alcuni anni a Saragozza come apprendista presso lo studio di José Luzán, un pittore locale abile ma poco conosciuto, nel 1763 Goya si trasferì a Madrid dove Francisco Bayeu, artista aragonese introdotto nell'ambiente di corte e del quale Goya sposerà la sorella, gli procurò una delle prime commissioni importanti: gli affreschi per la chiesa di Nuestra Señora del Pilar a Saragozza, iniziati nel 1771 e ripresi nel 1780, dopo un soggiorno in Italia. Dal 1774 partecipò alla realizzazione di molti altri progetti, tra cui gli affreschi per la Certosa di Aula Dei, nelle vicinanze di Saragozza, che anticipano quelli, più importanti, eseguiti nel 1798 per la chiesa di San Antonio de la Florida, a Madrid. In questa data realizzò inoltre le sue prime incisioni ispirate all'opera di Velázquez che, insieme a Rembrandt, influenzò tutta la sua opera successiva. Nel 1786 Goya fu chiamato al servizio di Carlo III e nel 1799 fu nominato primo pittore di corte da Carlo IV. Goya godette di grande stima alla corte del sovrano, ragion per cui molte sue opere furono ereditate dal Museo del Prado di Madrid, compresi i ritratti e i dipinti di soggetto storico. Questi ultimi sono basati sulle sue esperienze personali della guerra e trascendono la rappresentazione patriottica ed eroica per trasmettere un'aspra denuncia della crudeltà umana. I cartoni per arazzi che eseguì tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta furono molto apprezzati per le schiette scene di vita quotidiana che rappresentavano. Ai decenni Settanta e Ottanta risalgono alcuni dei suoi ritratti migliori, che raffigurano amici e personaggi di corte e dell'aristocrazia, tra i quali La marchesa di Potejos (1786 ca., National Gallery, Washington) e I duchi di Osuna e i loro figli (1788, Museo del Prado, Madrid): qui Goya esprime uno stile raffinato in qualche modo affine a quello del suo contemporaneo inglese Thomas Gainsborough. L'opera di Goya posteriore al 1792, anno in cui l'artista contrasse una grave malattia che lo lasciò quasi completamente sordo, appare segnata da una vena di profondo pessimismo, sia pure richiamato, qua e là, da momenti in cui sembra rivolgersi alla dolcezza del vivere, come nella Maja vestida (1803) e nella Maja desnuda (1806). Tra il 1797 e il 1799 l'artista eseguì una serie di acqueforti, i Capricci, una rappresentazione aspramente satirica di superstizioni e costumi dell'epoca. In serie successive, come Disastri della guerra (1810) e i Proverbi (1820-1823), denunciò con partecipazione ancora più profonda e dolente le follie e gli orrori della guerra che seguì l'invasione della Spagna, nel 1808, da parte dell'esercito di Napoleone. Nel 1814 Goya completò uno dei suoi capolavori, Il 3 maggio 1808 (Prado), che rievoca il martirio spagnolo con immagini drammatiche, rese con spesse pennellate di colore scuro, accese qua e là da tocchi di giallo e di rosso vivo: caratteristiche che emergono in gran parte dell'opera tarda dell'artista. La stessa spietata franchezza compare anche negli ultimi ritratti, come quello della famiglia di Carlo IV (1800, Prado), privo di qualsiasi intenzione celebrativa. Tra le opere più importanti dell'ultimo periodo figurano le Pitture nere (1820 ca.), in origine affreschi dipinti alle pareti della casa che Goya possedeva alla periferia di Madrid e trasferiti in seguito su tela: caratterizzate da una predominanza di toni scuri (neri, bruni e grigi), riflettono il progressivo incupirsi dello stato d'animo di Goya, dovuto forse anche all'oppressiva situazione politica della Spagna, situazione che poi lo costrinse, nel 1824, a trasferirsi in Francia. A Bordeaux si dedicò alla nuova arte della litografia, eseguendo una serie di scene di tauromachia, da considerare tra i massimi esempi realizzati con tale tecnica.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[13]=["Guerriglia","Particolare forma di lotta, condotta con operazioni militari da forze perlopiù irregolari, o da forze regolari opportunamente addestrate, in territorio controllato dal nemico. La guerriglia può essere diretta sia contro eserciti o esponenti politici stranieri, sia contro eserciti o esponenti politici del proprio paese, nel caso in cui il suo scopo sia quello di destabilizzare o rovesciare un regime politico costituito. Mancando della forza numerica e bellica necessaria a contrastare un esercito regolare in campo aperto, le formazioni guerrigliere operano da luoghi di difficile accesso da cui partono per missioni di disturbo e sabotaggio; esse dipendono in massima parte dal loro radicamento nel territorio e tra i civili per viveri, asilo e informazioni, ma possono anche ricevere, da forze alleate, aiuti consistenti in denaro, armi, forniture mediche, consulenza e addestramento militare. La guerriglia - che richiede un'eccellente conoscenza del territorio in cui si opera - si basa su incursioni rapide e improvvise contro basi e convogli nemici, linee di comunicazione, trasporto e rifornimento, esponenti politici e militari, con il fine di ostacolare l'azione del nemico e distruggerne il potenziale bellico, ma anche di rifornirsi di armi, munizioni, mezzi di trasporto ecc. La mobilità estrema delle formazioni guerrigliere rende assai difficile debellarle. Il termine nasce in epoca recente per definire la resistenza spagnola (guerrilla, «piccola guerra») contro l'esercito napoleonico durante la guerra peninsulare (1808-1813). La storia è tuttavia ricca di episodi di guerriglia fin dall'antichità, ad esempio la resistenza degli ebrei alla conquista romana nel I secolo a.C. capeggiata dalla setta degli zeloti e culminata nella caduta di Masada nel 73 d.C. Nella storia europea possono essere considerate esempi di guerriglia le numerose rivolte contadine, fra cui, particolarmente sanguinosa, quella del 1793 in Vandea. Altri esempi classici di impiego della tattica della guerriglia sono le azioni delle unità di francs-tireurs (franchi tiratori) francesi impegnati in attacchi contro l'esercito prussiano durante la guerra franco-prussiana (1870-71) oppure i raid dei boeri contro le truppe britanniche durante la guerra anglo-boera (1899-1902). Se fino al XIX secolo la tattica guerrigliera viene adottata per conseguire obiettivi relativamente secondari, e comunque non è ritenuta sufficiente per portare a termine vittoriosamente un conflitto con un esercito regolare, nel XX secolo diventa parte di un disegno strategico più ampio: ne sono un esempio le azioni dei partigiani di tutta Europa contro le forze d'occupazione tedesche durante la seconda guerra mondiale (Vedi Resistenza europea; Resistenza italiana), ma soprattutto le lotte di liberazione dei paesi del Terzo Mondo, ad esempio in Cina, in Vietnam, in Algeria. Negli ultimi due secoli di storia del continente americano la guerriglia ha giocato un ruolo fondamentale: dalle rivolte degli schiavi brasiliani contro il dominio portoghese e olandese nel XVII secolo ai raid dietro le linee nordiste dei ranger guidati da John Singleton Mosby durante la guerra civile americana, dalle azioni contro il regime coloniale spagnolo capeggiate dai patrioti sudamericani Simón Bolívar e Miguel Hidalgo y Costilla alla vittoriosa lotta dei guerriglieri (barbudos) di Fidel Castro e di Che Guevara che rovesciò il regime di Fulgencio Batista a Cuba. Karl von Clausewitz, nel trattato Della guerra (1833) delineò come tratti fondamentali di un'efficace guerriglia l'appoggio popolare, un territorio ampio e impervio e un'azione frammentata in numerosi attacchi condotti su vari fronti; Lenin mise in atto con successo lo schema di von Clausewitz durante la Rivoluzione russa del 1917 e soprattutto durante la successiva guerra civile. Un'applicazione dei principi della guerriglia alle condizioni morfologiche e climatiche del deserto si deve a Thomas Edward Lawrence (soprannominato «Lawrence d'Arabia»), contro le truppe turche; nei Sette pilastri della saggezza (1926), Lawrence mise l'accento sull'importanza della mobilità e della sorpresa in un'azione di guerriglia. In Asia, le tecniche della guerriglia furono impiegate con successo dall'esercito di Mao Zedong fino a quando non fu in grado di affrontare in campo aperto le forze dei nazionalisti: il leader cinese è infatti considerato uno dei maestri di questo tipo di guerra. Anche il leader vietnamita Ho Chi Minh ricorse ad azioni di guerriglia, dapprima nella battaglia contro il regime francese in Indocina, poi contro sudvietnamiti e statunitensi. Negli ultimi decenni del XX secolo, con l'aggravarsi dei conflitti sociali e politici e con lo sviluppo della tecnologia militare e del mercato internazionale delle armi è aumentato anche il ricorso a questa forma di lotta, fino al punto che si può affermare che ci sono oggi pochi posti al mondo che non siano, o siano stati, teatri di guerriglia. Infatti, se da una parte la guerriglia ha conosciuto un'ampia diffusione nei paesi del Terzo Mondo, anche dopo la decolonizzazione, e nei paesi occidentali (Irlanda del Nord, Corsica, Paesi Baschi), dove persistono questioni nazionali non risolte, dall'altra si è affermata come forma di lotta politica - soprattutto nella fattispecie di «guerriglia urbana», condotta cioè nelle città, negli anni Settanta, in particolare in Francia, in Italia e in Germania.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[14]=["Luftwaffe","Nome dell'aviazione militare tedesca durante il Terzo Reich; la Luftwaffe (arma aerea), fu organizzata in segreto da Hermann Göring a partire dal 1934, violando le clausole del trattato di Versailles che impedivano alla Germania di dotarsi di aerei militari. Per sfuggire ai controlli internazionali Göring camuffò la sua opera sotto le apparenze di un'associazione aviatoria sportiva. La Luftwaffe divenne operativa nella guerra civile spagnola, nel corso della quale effettuò incursioni e bombardamenti, tra cui quello di Guernica. Nella seconda guerra mondiale fu impegnata in operazioni cruciali, come la battaglia d'Inghilterra tra il 1940 e il 1941.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[15]=["Royal Air Force","Forza militare aerea della Gran Bretagna, responsabile della difesa aerea e della politica di deterrenza contro minacce esterne. La RAF nacque nel 1918 dalla fusione del Royal Flying Corps e del Royal Naval Air Service, con il compito specifico di effettuare incursioni in territorio tedesco per colpire obiettivi industriali. Nel dopoguerra le venne attribuita la difesa aerea nazionale e la sperimentazione di nuove rotte aeree. Al termine della seconda guerra mondiale l'arma poteva contare su un personale civile e militare di un milione e centomila unità, diventate 93.000 durante gli anni Ottanta. Il ruolo della RAF fu vitale durante tutta la seconda guerra mondiale. Anche se inizialmente subì perdite rilevanti soprattutto a causa della vetustà degli aeroplani, dopo l'evacuazione dell'esercito britannico da Dunkerque, la RAF divenne il perno dell'intera difesa inglese. Con la battaglia d'Inghilterra e la sconfitta della Luftwaffe tedesca, la RAF si riorganizzò per compiere grandi azioni offensive, con bombardamenti massicci ed estesi su molte città tedesche e sulla Francia occupata dai nazisti. Presente su tutti i fronti di guerra anche con propri corpi specializzati, in vista del D-Day (giorno dello sbarco alleato in Normandia), fu creato, al suo interno, un corpo specializzato in incursioni e azioni di disturbo contro i centri di comando tedeschi e le basi di lancio dei missili V-1. Anche nel Pacifico, alla minaccia della formidabile aviazione nipponica, artefice dell'attacco di Pearl Harbor nel 1941, fu presto opposto un corpo speciale della RAF, impiegato spesso in azioni di supporto delle forze di terra o di evacuazione di prigionieri di guerra. Dopo l'integrazione nelle forze della NATO e l'introduzione dei motori jet, la RAF fu impiegata nei conflitti scoppiati nelle colonie britanniche in lotta per l'indipendenza in Malesia e nel Borneo, o nell'infelice campagna anglo-francese di Suez del 1956. La RAF è stata di recente impegnata in veri e propri conflitti, come nella guerra delle Falkland o nella guerra del Golfo. L'arma aerea britannica consta oggi di 42 squadroni, sei dei quali abilitati a operazioni nucleari, sei di Tornado F-3 da combattimento aereo e cinque da attacco terrestre. Con la fine della Guerra Fredda, la RAF è andata sempre più indirizzandosi verso il compimento di missioni umanitarie, come è avvenuto nei Balcani, o la partecipazione a contingenti di forze multinazionali, come con la Forza di reazione rapida, recentemente dislocata in Bosnia.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[16]=["Kennedy, John Fitzgerald (Brookline, Massachusetts 1917 - Dallas 1963)","Trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti (1961-1963). Nato in una ricca famiglia dell'alta borghesia cattolica, si laureò ad Harvard nel 1937; combatté con valore nella seconda guerra mondiale e al termine del conflitto aderì al Partito democratico, candidandosi con successo alla Camera dei rappresentanti nel 1946. Nel 1952 ottenne un seggio al Senato e nel 1960, quando ormai aveva assunto la leadership del partito, si candidò alla presidenza del paese in coppia con il vice Lyndon B. Johnson. Alle elezioni sconfisse il candidato repubblicano Richard Nixon e si insediò alla Casa Bianca. Sul piano della politica estera, i primi mesi del 1961 furono contrassegnati da una serie di crisi internazionali: Kennedy era deciso a proseguire la politica di contenimento del comunismo, e con questo spirito approvò un piano strategico preparato dall'amministrazione precedente che si proponeva di rovesciare il regime comunista cubano di Fidel Castro. L'operazione di sbarco alla Baia dei Porci, però, fallì clamorosamente e il presidente se ne assunse la piena responsabilità. Nel tentativo di avviare un dialogo con l'Unione Sovietica, nella primavera del 1961 si incontrò con il premier sovietico Nikita Kruscev con il quale concordò la neutralizzazione del Laos, allora minacciato dai rivoluzionari comunisti, ma non riuscì a raggiungere un'intesa che appianasse le tensioni in corso a Berlino: quando, nell'agosto dello stesso anno, venne eretto il Muro Kennedy rispose con l'invio di 1500 uomini nella città tedesca. La crisi dei missili Il clima di conflittualità della Guerra Fredda si accentuò ulteriormente quando l'Unione Sovietica riprese gli esperimenti nucleari; la minaccia di una nuova guerra mondiale divenne pressante nell'autunno del 1962, quando scoppiò la crisi cubana dei missili. Alcuni aerei da ricognizione americani, sorvolando l'isola di Cuba, scoprirono l'esistenza di basi missilistiche sovietiche: Kennedy pose l'embargo all'isola, ordinando all'Unione Sovietica di smantellare le basi. Il 28 ottobre Kruscev aderì alla richiesta: il presidente degli Stati Uniti revocò l'embargo assicurando che l'isola non sarebbe stata invasa. La ritirata sovietica fu per Kennedy un trionfo politico e personale. Il clima internazionale visse un momento di distensione nel 1963, quando Stati Uniti, Gran Bretagna e URSS riuscirono a raggiungere un accordo per la messa al bando degli esperimenti nucleari. Kennedy lanciò inoltre l'Alleanza per il progresso, un piano di aiuti per lo sviluppo economico dell'America latina. I successi sul piano internazionale furono tuttavia oscurati dall'aggravarsi della situazione in Vietnam: la decisione di Kennedy di inviare un contingente di 17.000 uomini a sostegno di un regime instabile minacciato dalla corruzione e da una crescente rivolta comunista costituì il primo passo del coinvolgimento americano in una guerra che si sarebbe rivelata catastrofica per gli Stati Uniti. Nell'autunno del 1963 il presidente cominciò a organizzare la campagna per la propria rielezione; l'impegno per favorire l'integrazione razziale e garantire il diritto di voto ai neri aveva suscitato un crescente malcontento e gruppi di ispirazione razzista avevano provocato gravi episodi di violenza. Il 22 novembre, mentre attraversava la città di Dallas a bordo di una limousine scoperta, Kennedy venne colpito e ucciso da un colpo di arma da fuoco sparato da lunga distanza.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[17]=["Johnson, Lyndon Baines (Stonewall, Texas 1908 - San Antonio 1973)","Trentaseiesimo presidente (1963-1968) degli Stati Uniti. Eletto deputato al Congresso degli Stati Uniti per il Partito democratico (1937), fu sempre un fedele sostenitore del presidente Franklin D. Roosevelt. Nel 1942 prese parte alla guerra mondiale come ufficiale di marina e nel 1949 venne eletto al Senato. A partire dal 1953 fu il leader del gruppo democratico al Senato e contribuì alla ratifica (1957) della legislazione nazionale per la tutela dei diritti civili. Presentatosi alla convention del partito per candidarsi alla presidenza del paese (1960), venne battuto da John F. Kennedy ma, inaspettatamente, accettò di correre per la vicepresidenza. Eletto vicepresidente, subentrò a Kennedy alla Casa Bianca dopo che questi rimase vittima di un attentato (1963); portò avanti il programma politico del suo predecessore, promosse lo sviluppo economico delle aree urbane depresse e nel 1964 decretò la fine della segregazione razziale con l'approvazione del Civil Rights Act, che garantiva alla popolazione di colore l'effettivo esercizio dei diritti civili. Nel 1964 si ripresentò alle elezioni presidenziali, dichiarandosi contrario a un maggiore coinvolgimento da parte degli USA nella guerra del Vietnam. Il suo ampio programma legislativo introdusse numerose innovazioni nel campo dell'assistenza medica, dell'istruzione scolastica, e della tutela ai meno abbienti e alla popolazione di colore. Johnson sostenne inoltre i programmi di ricerca della NASA che portarono al primo allunaggio della navetta Apollo (1969). In politica estera si trovò a dover affrontare il grave problema aperto dalla guerra del Vietnam. Diversamente da quanto dichiarato in campagna elettorale, la necessità di proteggere il contingente americano lo portò ad aumentare gradualmente il contributo statunitense di uomini e mezzi in sostegno del regime sudvietnamita. Le prospettive di vittoria avanzate dai generali americani e dal segretario alla Difesa Robert S. McNamara si dimostrarono però errate e la situazione continuò ad aggravarsi finché nel 1968, ormai osteggiato da gran parte dell'opinione pubblica, il presidente annunciò la decisione di interrompere i bombardamenti sul Vietnam del Nord. Alla scadenza del mandato, non si ripresentò alle elezioni.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[18]=["Gorbaciov, Michail Sergeeviè (Privol'noe, Stavropol 1931)","Uomo politico sovietico, presidente dell'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (1990-91), esercitò una profonda azione riformatrice mettendo in moto quel grande rivolgimento politico che avrebbe portato alla dissoluzione dell'URSS e all'avvio dei processi di democratizzazione nei paesi dell'Europa orientale. Studiò giurisprudenza a Mosca e, nel 1952, divenne membro del Partito comunista. Tornato nella regione d'origine di Stavropol, intraprese una rapida carriera nella locale gerarchia del partito. Chiamato a Mosca nel 1978, fu accolto nella cerchia di Jurij Andropov e, grazie alla sua influenza, nel 1980 entrò a far parte a pieno titolo del Politburo. Quando Andropov succedette a Leonid Brežnev nella carica di segretario generale nel 1982, Gorbaciov ne fu il braccio destro e, alla morte di Andropov nel 1984, diventò l'uomo politico più potente dell'URSS, dopo il presidente Konstantin Èernenko. Alla morte di quest'ultimo (1985) fu eletto segretario generale del Partito comunista e nel 1988 prese il posto di Andrej Gromyko, che si era dimesso dalla carica di presidente del Presidium del Soviet Supremo. L'avvio delle riforme Tra il 1985 e il 1990, anno in cui fu eletto presidente dell'URSS, cercò di introdurre una serie di riforme radicali nella società sovietica attraverso la politica della perestrojka (ristrutturazione) nell'economia e nell'apparato statale, e della glasnost'(trasparenza) a livello burocratico e culturale. Rafforzò i poteri del presidente e quelli dei corpi elettivi delle repubbliche dell'Unione a scapito del partito. La sua strategia di profondo rinnovamento del paese si rifletté anche sul piano della politica estera, con il ritiro delle truppe sovietiche dall'Afghanistan, con la graduale normalizzazione nei rapporti con la Cina e con un processo di distensione e di coesistenza pacifica con gli Stati Uniti che si concretizzò in una serie di accordi per il controllo degli armamenti con i presidenti Ronald Reagan e George Bush e nel sostegno prestato agli americani durante la crisi della guerra del Golfo. Per aver contribuito alla conclusione della Guerra Fredda e per aver consentito la destituzione dei regimi comunisti nei paesi dell'ex blocco sovietico nell'Europa orientale, fu insignito del premio Nobel per la pace (ottobre 1990).<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[19]=["Temistocle (Atene 527 ca. - Magnesia 462 ca. a.C.)","Generale e uomo politico ateniese, comandò la flotta ateniese nella battaglia di Salamina (480 a.C.). Dopo la sconfitta persiana nella battaglia di Maratona (490 a.C.), si convinse che i greci avrebbero potuto combattere il pericolo persiano solo allestendo una grande flotta. Bandito da Atene il rivale Aristide nel 483 a.C., Temistocle rimase arbitro della scena politica ateniese e persuase i suoi concittadini a impegnarsi nella costruzione di una flotta di triremi (navi da guerra con tre ordini di rematori). Quando gli ateniesi appresero che Serse I, re di Persia, si preparava a invadere nuovamente la Grecia, consultarono l'oracolo di Delfi. La risposta dell'oracolo, che dovevano difendersi con «mura di legno», fu interpretata da Temistocle come se si riferisse alle navi ateniesi. Alla vigilia della battaglia di Salamina le forze alleate greche stavano per disperdersi. Secondo la tradizione, Temistocle, per scongiurare tale pericolo, fece precipitare gli eventi mandando a Serse un messaggio segreto in cui gli suggeriva di attaccare prima che la flotta greca avesse l'opportunità di fuggire. Temistocle stesso guidava le navi ateniesi, che costituivano più della metà della flotta greca posta al comando dello spartano Euribiade. La battaglia di Salamina fu per i persiani una sconfitta clamorosa. Temistocle persuase quindi gli ateniesi a ricostruire la loro città, distrutta dall'esercito persiano, e a collegarla con il porto del Pireo per mezzo di lunghe mura. Anche Temistocle venne colpito dall'ostracismo nel 471 a.C.; si ritirò dapprima ad Argo e poi in Asia Minore, dove fu accolto alla corte del re persiano Artaserse I Longimano. Visse a Magnesia fino alla morte.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[20]=["Battaglia di Salamina","Battaglia navale combattuta nel 480 a.C. tra greci e persiani al largo dell'isola di Salamina, che fermò l'avanzata dei persiani guidati da Serse. I persiani, dopo aver riportato numerosi successi sul territorio greco, nel 480 a.C. conquistarono Atene. I rifornimenti (sia persiani sia greci) tardavano ad arrivare e i greci non trovavano un accordo sulla strategia da adottare: alcuni intendevano ritirarsi a Corinto, mentre il generale ateniese Temistocle riteneva opportuno perseguire una politica navale aggressiva. Quando Temistocle minacciò di andarsene con la flotta, il resto dell'esercito greco accettò di seguire i suoi piani. Temistocle allora inviò a Serse uno schiavo, che riferì come la flotta ateniese fosse pronta a ribellarsi contro il resto dei greci, suggerendo ai persiani di attaccare la flotta per assicurarsi la vittoria. Ingannato dallo stratagemma, Serse attaccò con una flotta di circa 800 navi. Mentre i persiani avanzavano, i greci si ritirarono nel golfo e alla fine riportarono una vittoria schiacciante, perdendo solo 40 navi contro le 200 perse dalla flotta persiana.<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];
Text[21]=["Saul (seconda metà dell'XI secolo a.C.)","Primo re d'Israele (1030-1015 ca. a.C.), figlio di Qish, della tribù di Beniamino. La storia del suo regno è contenuta nel primo libro di Samuele (8-15). La liberazione degli israeliti di Jabes di Galaad e la sua vittoria sulle tribù dei filistei, degli ammoniti e degli amaleciti attestarono le sue capacità militari. Dopo aver unito le tribù d'Israele, venne incoronato re. Inizialmente sostenuto dal profeta Samuele, ne provocò l'ira per aver usurpato alcuni suoi compiti sacerdotali. Dapprima amico del genero Davide, che fu poi suo successore, ne divenne in seguito geloso, fino al punto di tentare di ucciderlo; dispotico e iracondo, le sue crisi di follia lo indussero a commettere azioni dissennate come il massacro dei sacerdoti di Nob. Saul cadde in battaglia contro i filistei sul monte Gelboe (oggi in Israele); con lui morirono tre dei suoi figli. Il quarto, Isboset, sopravvisse, ma poco dopo fu assassinato (2 Samuele 2-4).<BR><BR>Nota esplicativa a cura di Vittorio Di Giuro."];

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